Adunata mesta del Pd tra vecchi slogan e la paura di sparire

Come gli eserciti con penuria di truppe, a piazza del Popolo hanno puntato su una grande quantità di bandiere per sembrare più numerosi. L’apparato del Pd (quella che ai tempi dei Ds era una gioiosa macchina da guerra) le ha provate tutte per presentarsi al meglio davanti alle telecamere. Ma sono proprio le bandiere a tradire lo spirito della manifestazione: tante quelle del Pd, poche quelle tricolori, tantissime le bandiere blu dell’Unione europea. L’Europa che detta i tempi e muove i fili di un partito sempre più eterodiretto.

La vera paura del Pd: sparire

“L’Italia che non ha paura”, come recita lo slogan dell’evento che campeggia dietro il palco, in realtà tradisce una paura vera. Un vero e proprio terrore. Ed è quello di sparire completamente dalla scena politica. Un partito destinato alla marginalità in questa legislatura e con il terrore di diventare ancora più inconsistente alle prossime elezioni.

Martina chiede la chiusura di CasaPound

L’opposizione al governo Lega-M5S e, in particolare, al Def varato venerdì a Palazzo Chigi erano al centro della manifestazione, che ha raccolto gli attivisti duri e puri del partito e tutti i ras: da Renzi e Gentiloni, dalla Madia alla Fedeli. Proprio loro, i principali responsabili del tracollo elettorale e politico del Partito democratico. Per scaldare la piazza, il segretario Maurizio Martina ha tirato fuori il repertorio stantio. Antifascismo, Resistenza, emergenza democratica, deriva venezuelana: film già visti che sono stati già bocciati dagli italiani. È arrivato perfino a chiedere la chiusura di CasaPound. «Se avete a cuore la sicurezza e la democrazia  – ha arringato il segretario Pd –  dimostrate di voler combattere la xenofobia e il razzismo. Altro che andare a cena con qualche organizzazione che andrebbe chiusa. Noi siamo figli della Resistenza e non ce lo dimentichiamo».

Da Martina insulti a Salvini e Di Maio

«Sono ossessionati dall’idea di trovare un nemico invece che trovare soluzioni per il Paese. Soffiano sul fuoco ma così un Paese non tiene» dice Martina. «Un Paese non tiene se è governato dall’odio con ministri che passano il tempo sui social a insultare l’opposizione. E a proposito di “assassini politici”: vergognatevi» scandisce il segretario, citando tra l’altro le parole di Luigi Di Maio sul Jobs Act. Poi, rivolto ai manifestanti: “Avete dato una lezione a tutti noi. Questa è la piazza del risveglio democratico, è la piazza della speranza, del cambiamento, della fiducia e del futuro”.

Alemanno: “Il Pd ha perso i militanti e pure i contenuti”

«Più ancora che l’assenza di partecipazione, ció che colpisce alla manifestazione del Pd oggi a Roma è l’assenza di contenuti. Il Pd fino a qualche anno fa era ancora un partito di massa, oggi mobilitando tutto l’apparato, e dopo mesi di sforzi e rinvii, il risultato è quello di raccogliere qualche decina di migliaia di persone. Tutto questo per lanciare critiche sterili e distruttive rispetto a stanziamenti della manovra chiaramente orientati in senso sociale e popolare. Su quale specchio bisogna arrampicarsi per criticare da sinistra l’abbassamento dell’età pensionabile, la riduzione delle tasse per i piccoli imprenditori e il tentativo di dare un reddito minimo a pensionati e disoccupati? Martina e compagni non si rendono neppure conto che continuando a criminalizzare lo stop all’immigrazione clandestina, stanno insultando la grande maggioranza degli italiani favorevole a questa svolta. Oggi in piazza del popolo si celebra definitivamente il divorzio tra il Pd e il popolo italiano e no saranno quattro bandiere della UE e qualche apprezzamento dei grandi quotidiani a nascondere questa insanabile fattura». Lo dichiara Gianni Alemanno in una nota.