Tragedia sul Pollino, travolti dal fiume di fango: le vittime sono già dieci

Sono stati colti di sorpresa sul Pollino. Travolti da un fiume di fango mentre facevano canyoning, attraversando a piedi il letto del corso d’acqua. Sono dieci gli escursionisti morti nelle gole del torrente Raganello a Civita di Castrovillari, in provincia di Cosenza. Si era parlato di 11 morti, ma il numero delle vittime accertate (6 donne e 4 uomini) è stato rivisto. Sono 33 invece le persone tratte in salvo, tra gruppi organizzati ed escursionisti solitari, dai soccorritori che per tutta la notte sono andati avanti con le ricerche nelle gole del Raganello. Diversi i dispersi. «Al momento i dispersi sono tra 3 e 5 – ha detto il vicepresidente del Soccorso alpino della Calabria ai microfoni di SkyTg24 -. Non abbiamo un elenco dettagliato delle persone entrate nelle Gole del Raganello. Nella notte abbiamo recuperato quattro corpi nella parte finale delle gole. La forza dell’acqua è stata veramente devastante, uno dei corpi lo abbiamo ritrovato a 8 km dal ponte del Diavolo». Il torrente Raganello ancora in piena continua a trascinare con sé fango e detriti, rendendo difficili le operazioni. «Tra un po’, così come hanno già fatto stamattina alle tre, i soccorritori si caleranno dall’alto con la muta da sub, ma così non è facile», ha detto all’AdnKronos Domenico Gioia, coordinatore Guide dell’Aigae della Calabria, che si trova a Civita per seguire le operazioni di ricerca e soccorso. “Il letto del fiume ancora ingrossato – ha sottolineato – rende impossibile ancora entrare nelle gole».
Sul canyon erano presenti due gruppi di 18 escursionisti per un totale di 36 persone, ma non si può escludere che sul torrente fossero presenti altre persone non accompagnate da guide. La speranza, comunque, «è che non ci sia nessuno o che siano riusciti a mettersi in salvo, ma non possiamo ancora sapere se e quante persone sono lì dentro perché non esiste un registro di chi entra ed esce dalle gole», ha spiegato ancora Gioia. Un percorso, quello delle gole, «che ha solo due ingressi – ha sottolineato il coordinatore delle guide Aigae calabre – uno dalla parte di Civita e uno a distanza di 13 km, a San Lorenzo Bellizzi. Questo significa che una volta che ti inoltri nelle gole non c’è altra via di fuga, devi percorrere tutti e 13 i km». E significa anche che, con il letto del fiume ancora ingrossato che blocca l’accesso alle gole, i soccorritori devono calarsi dall’alto, non senza difficoltà. Cinque feriti sono stati trasportati in ospedale ma nella notte uno di loro non ce l’ha fatta ed è morto. Il Soccorso Alpino ha salvato una bambina in ipotermia, che è stata trasportata all’ospedale di Cosenza e poi trasferita all’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma.
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