Ponte Morandi, i magistrati a caccia delle telecamere che hanno ripreso il crollo

Sono decine e decine le telecamere di videosorveglianza che potrebbero aver ripreso, da diverse angolazioni, il momento in cui Ponte Morandi è crollato sprofondando con il suo carico di vite umane, macchine, tir e spezzoni di cemento nell’argine del torrente Polcevera a Genova.

In queste ore gli investigatori stanno mappando l’area circostante Ponte Morandi per rintracciare tutte le telecamere della zona, quindi non solo quelle di Autostrade, almeno un paio di speed dome posizionate in punti strategici del viadotto crollato, una posizionata su un pannello a messaggio variabile al chilometro 1 in direzione dell’aeroporto di Genova alcuni metri prima della galleria Coronata e l’altra, posizionata su un palo, nello svincolo che immette sul viadotto nella stessa carreggiata.

Le immagini delle due telecamere dotate di uno zoom ottico piuttosto importante, custodite nei datacenter di Autostrade, potrebbero essere utili non solo per verificare cosa è effettivamente accaduto qualche istante prima del crollo – dove esattamente, cioè, ha ceduto la struttura precompressa di Ponte Morandi e quale pezzo del ponte ha ceduto prima, se i vecchi stralli in cemento armato precompresso mai rinforzati che lavoravano in trazione invece che in compressione, oppure l’impalcato stesso del ponte – ma, anche per verificare quali e quanti mezzi, auto e tir, hanno imboccato il ponte ma non sono arrivati dalla parte opposta del viadotto. E capire, quindi, quante sono ancora i mezzi seppelliti sotto i blocchi di calcestruzzo.

«Credo siano già state acquisite le immagini della webcam che ritrae il tratto interessato – il procuratore capo di Genova Cozzi sull’inchiesta della Procura relativa al crollo di Ponte Morandi, parlando dell’acquisizione dei filmati delle telecamere poste nel tratto di A10 interessato dal disastro – E’ importante certamente, dovranno essere esaminate al più presto dai colleghi e soprattutto dai consulenti tecnici».

Ma non sono solo queste le telecamere che possono essere utilizzate dalla Procura di Genova. Percorrendo le strade sottostanti Ponte Morandi, lì dove si apprezza meglio lo stato di degrado dei pilastri, alcuni dei quali mostrano non solo l’usura del tempo e il cemento scarnificato fino ai tondini di ferro, ma perfino gli urti dei mezzi, probabilmente camion, costretti a passare con difficoltà nella strettissima carreggiata ricavata fra il muro di cinta di Ansaldo Energia a sinistra e i plinti dei piloni del viadotto posizionati, a destra, in mezzo alla strada, si incontrano tutta una serie di telecamere di sorveglianza private che potrebbero aver ripreso il momento crollo.

Su via Nicola Lorenzi vi sono almeno quattro telecamere speed dome ad alta qualità di proprietà di Ansaldo Energia che possono aver ripreso, dal basso, da diverse angolazioni, il viadotto mentre sprofondava. Qualche centinaio di metri dopo, una dopo l’altra, altre speed dome dell’Amiu, la municipalizzata dei rifiuti e, lungo via Greto di Cornigliano, quelle di uno rappresentante di materiali edili, della Fabbrica del Riciclo e del Bic, il Business Innovation center dell’Incubatore di Genova.

Sull’altro lato dell’impalcato, sempre nelle strade sottostanti, lungo via Argine del Polcevera, gli investigatori visioneranno le immagini riprese dalle telecamere del Centro tachigrafi digitali e di Iveco Liguria e dell’Isola Ecologica nel cui sedime sono precipitati alcuni spezzoni di calcestruzzo di Ponte Morandi danneggiando tre mezzi dell’Amiu.

«Al momento le ipotesi di reato sono tutte a carico di ignoti perché bisogna individuare prima le possibili cause – ha spiegato il procuratore capo, Francesco Cozzi – Stiamo valutando altre ipotesi di reato che al momento non sono scrutinate. Dipende tutto quanto dalle possibili configurazioni di scenari quali potrebbero essere la configurabilità dell’omicidio colposo stradale però questo è prematuro anticiparlo perché significherebbe già inquadrare in un certo modo le possibili cause e quindi significherebbe ipotecare un qualche cosa che ancora si deve conoscere».

I pm genovesi – questa mattina a Genova si sono riuniti i magistrati titolari del fascicolo, oltre a Cozzi, il procuratore aggiunto Paolo D’Ovidio e i pm Paolo Terrile e Walter Cotugno – indagano per omicidio colposo plurimo, disastro colposo e attentato colposo alla sicurezza dei trasporti: «Verrà accertato se ci sono state segnalazioni fatte anche a chi aveva il dovere di intervenire – ha aggiunto il procuratore – se sono state tenute in debito conto o no perché comunque dimostrerebbero la contezza e la conoscenza della situazione, eventualmente».

«Su eventuali esposti ci rinfrescheremo la memoria – ha aggiunto –  se ci sono stati dobbiamo vedere che cosa hanno segnalato. Comunque sicuramente tutto quello che è preciso, non suggestivo o soltanto emotivo, viene tenuto in considerazione».

Quanto ai dispersi, ha avvertito Cozzi, «potrebbero essere ancora 10 o 20». «E’ tuttora in corso la ricerca da parte dei vigili del fuoco di eventuali altri dispersi sotto le macerie. Quest’operazione, che è prioritaria per quanto ci riguarda – ha chiarito il procuratore capo di Genova – dovrà essere accompagnata e supportata in tempi rapidi anche dall’individuazione di reperti utili per la ricostruzione delle cause. E quindi viene accompagnata da una videoregistrazione, fotodocumentazione, e dalle indicazioni che ci arriveranno dai consulenti tecnici che devono essere nominati per questa e altre operazioni necessarie».

«Di fronte a una tragedia del genere – ha ammonito – non voglio sentir parlare di limiti di spesa o di norma».

«Ci sono opinioni molto disparate sulle possibili cause – ha spiegato Cozzi – A noi interessano relativamente nel senso che poi dobbiamo entrare nel vivo e accertare quali sono le possibili cause che hanno determinato in concreto il crollo in quel momento della struttura. Lo scenario quindi al momento è molto ampio perché si va dalla fase della progettazione, realizzazione ed esecuzione, alla fase delle manutenzioni. Sono questi i momenti che ovviamente vanno scandagliati».

«Come ormai sanno tutti – ha aggiunto il procuratore capo – sono state fatte opere di manutenzione straordinaria ad uno dei ponti con rinforzamento dei cosiddetti stralli o tiranti, che sono quelli che sono rimasti in piedi, ed era stato bandito un appalto per l’esecuzione degli stessi lavori alle altre due strutture portanti. Poi dovranno decidere i colleghi sulle parti rimaste che cosa fare per accertare qual’è lo stato di sicurezza, fermo restando che noi faremo il possibile per coniugare l’esigenza di salvaguardare le indagini con l’esigenza di sicurezza di chi sta operando, in particolare dei vigili del fuoco, e della popolazione nella zona di via Fillak che sta subendo le conseguenze enormi di un altro disastro».

«Tra gli accertamenti da fare – ha spiegato Cozzi – c’è una parte di tipo strutturale e una più di tipo ingegneristico, cantieristico e amministrativistico, sullo stato dell’arte dei piani di manutenzione e quant’altro. La società Autostrade, attraverso le sue strutture, ha ovviamente messo a disposizione quanto necessario. E’ invece in fase di individuazione, lo stanno facendo due tra i colleghi assegnatari del procedimento, molto esperti, che dovranno individuare quali atti cautelari devono essere compiuti e su quali beni».

«C’è un problema prioritario di sicurezza e di soccorso – aggiunge Cozzi – che comporta necessariamente anche la dispersione di qualche elemento di prova, perché se devi intervenire per salvare una vita è prioritario rispetto all’esigenza di conservare quel reperto. Proprio per questo i colleghi nomineranno al più presto consulenti che aiutino i vigili del fuoco in questa attività».