La tragedia di Genova non è un caso: troppi gli avvoltoi senza scrupoli

Riceviamo da Gianni Papello e volentieri pubblichiamo:

Caro direttore,

le infrastrutture italiane in mano ad avvoltoi senza scrupoli né competenze. Nella tragedia di Genova non c’è nulla di imprevedibile o non calcolabile. Il crollo del viadotto Polcevera, meglio conosciuto come viadotto Morandi, una delle più importanti opere di ingegneria italiana degli ultimi decenni del secolo trascorso, costituisce infatti l’evidente dimostrazione di come opere e reti infrastrutturali importanti siano affidate alle mani di gestori poco competenti o comunque senza scrupoli. La dinamica di quanto accaduto sembra lampante nella sua assurdità. Un viadotto di altissima ingegneria con strutture estremamente snella che da decenni viene utilizzato con carichi tre volte superiori a quelli per i quali era stato progettato e che viene colpito nella sua struttura portante da un fulmine. Tutti sanno che e fulmini producono scariche elettriche per quanto istantanee di altissima intensità da 10.000 a 30.000 kVA e surriscaldamenti derivanti dalla colonna di plasma generata dal fulmine che possono arrivare fino a 30.000°, anche se per tempo brevissimo in aree molto circoscritte. Il surriscaldamento della struttura in acciaio ed una conseguente diminuzione della capacità portante della stessa, causa il crollo dell’intero viadotto. Com’è possibile che nessuno abbia pensato di proteggere una struttura così vitale e già logorata negli anni da questi eventi meteorici? Nessuno aveva calcolato cosa sarebbe potuto succedere in un caso come questo? Eppure non era così complesso. Di fronte a questa evidente realtà, Che sarà confermata successivamente da studi e approfondimenti tecnici che richiederanno mesi e mesi di lavoro da parte di tecnici blasonati e specializzati, sorgono una serie di dubbi evidenti e non rinviabili, primo dei quali il seguente: è possibile che opere così importanti per la viabilità e la sicurezza della rete dei trasporti nazionale siano esposte a rischi per il semplice essere colpiti da un evento meteorico ordinario come un fulmine? Quale è la probabilità che un evento del genere colpisca un altro delle decine di migliaia di viadotti italiani? È possibile che una società concessionaria, che fattura di soli pedaggi, oltre 5 miliardi e ripeto 5 miliardi di euro ogni anno  non abbia previsto una eventualità del genere? La stessa società concessionaria che alcuni anni fa dichiarava che il viadotto Polcevera poteva durare almeno altri 100 anni con normali opere di manutenzione? Come sono state realizzate, se sono state realizzate, queste opere di manutenzione? Possiamo ritenere che la rete autostradale italiana possa essere gestita da personaggi che espongono i cittadini e gli utenti a questi rischi? Il viadotto Morandi, una delle più importanti opere di ingegneria italiana dello scorso secolo, è stato distrutto non dagli eventi meteorici, ma dalla incapacità di chi lo gestiva ad eseguire le opere di salvaguardia necessarie. Un fulmine è un evento quasi ordinario, specie su strutture di grande altezza come quelle del viadotto Polcevera ed è inimmaginabile pensare che ci siano dei soggetti che non hanno previsto le banali opere necessarie per proteggere il viadotto da queste eventualità. Risulta evidente come la rete autostradale italiana sia affidata alle mani di soggetti improvvisati e assolutamente inadeguati. Questi soggetti sono oggi responsabili,  della morte di decine di persone innocenti che attraversavano, per di più a pagamento, un viadotto della rete autostradale italiana. E rispondono anche della distruzione, per cattiva manutenzione, di una delle più importanti opere dell’ingegneria italiana, ingegneria che nel mondo ha sempre avuto grandissimi successi e riconoscimenti. Probabilmente è il caso di ripensare , a oltre due decenni dalla privatizzazione delle autostrade, se questo sia il giusto assetto della gestione delle reti autostradali italiane. Meno di un mese fa sottolineavo, sempre su questo giornale, la necessità di intervenire sulla manutenzione delle infrastrutture, oggi più che mai il Ministro Toninelli, il Premier Conte e tutti i gestori di reti infrastrutturali hanno il dovere di passare dalle parole ai fatti, prima che il Paese debba piangere altre vittime innocenti, la cui unica colpa è quella di vivere in un paese dove avvoltoi senza scrupoli e senza competenze hanno in mano la vita di milioni di cittadini