La Merkel braccio armato della Ue ma Putin non cede. Il summit fallisce

Mosca e Bruxelles non potrebbero essere più distanti. Proseguono le pressioni della Ue sulla Russia per la questione ucraina, questione che invece Mosca ritiene conclusa da tempo. La cancelliera tedesca Angela Merkel vorrebbe convincere il presidente russo Vladimir Putin a discutere l’ipotesi di una missione di Onu di peacekeeping in Ucraina. Il tema al centro dell’incontro in programma alle porte di Berlino. “Dobbiamo riconoscere che non abbiamo una tregua permanente”, ha detto Merkel all’inizio del bilaterale. “Dobbiamo lavorare per trovare soluzioni in Ucraina”, ha insistito la cancelliera tedesca su preciso mandato di Bruxelles. “La Germania ha responsabilità ma, soprattutto, le ha la Russia come membro permanente del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Per questo, dobbiamo lavorare per trovare soluzioni in Ucraina”, ha insistito la  Merkel. Peccato che la questione della Crimea si sia risolta con un democratico referendum popolare, il che chiude ogni questione. Non si capisce perché la Ue, l’Onu e la Merkel tirino in ballo il principio di autodeterminazione dei popoli solo quando riguarda i loro amici e lo stesso principio non valga invece per i russofoni. “Un altro tema importante che affronteremo sarà la Siria. Qui dobbiamo fare in modo che gli scontri nell’area di Idlib non provochino una catastrofe umanitaria”, ha  aggiunto la cancelliera, esprimendo la convinzione secondo cui la soluzione al conflitto passi per un processo politico che comprenda anche la riforma della Costituzione e la convocazione di elezioni. Anche su questo argomento la Ue ha preso una posizione opposta alla Russia, appoggiando i terroristi golpisti sconfitti in Siria. Putin da parte sua ha ribadito l’importanza di aumentare il sostegno umanitario e di avviare la ricostruzione del Paese, con particolare attenzione alle infrastrutture, per favorire il ritorno dei rifugiati nelle proprie case. “Dobbiamo rimettere in piedi i servizi basilari, come l’acqua e la luce”, dice Putin. Le posizioni sono lontanissime, soprattutto dopo che Vladimir Putin ha partecipato al matrimonio di Karin Kneissl, ministro degli Esteri austriaco, in una cerimonia blindata. La presenza di Putin, alle nozze celebrate nella campagna del sud-est austriaco, ha alimentato polemiche a Vienna. L’opposizione socialista austriaca, in coro con la Ue, ha sottolineato, in particolare, le responsabilità russe nella crisi ucraina. Proprio da Kiev nei giorni scorsi la presidente della commissione Esteri del parlamento di Kiev, Hanna Hopko, con un tweet aveva sentenziato: “Se inviti Vladimir Putin al tuo matrimonio, non sei più neutrale. D’adesso in poi l’Austria non può più essere un mediatore per l’Ucraina. Punto”. “Come fa l’Austria a proporsi come mediatore durante la sua presidenza dell’Unione Europea mentre il cancelliere e il ministro degli Esteri sono così chiaramente schierati?”, si è chiesto il parlamentare socialista austriaco Andreas Schieder.  Al matrimonio tra la ministra 53enne e il businessman Wolfgang Meilinger hanno presenziato, tra i circa 100 invitati, anche il cancelliere austriaco Sebastian Kurz e il suo vice Heinz-Christian Strache. Putin, come riferisce l’agenzia Dpa, ha portato ‘in dono’ 10 membri di un coro tradizionale russo. La presenza del numero 1 del Cremlino, ovviamente, testimonia la rinnovata solidità dei rapporti tra Mosca e Vienna. L’Austria, contrariamente a quanto fatto da numerosi paesi europei, nei mesi scorsi non ha decretato l’espulsione di alcun diplomatico russo sulla scia dell’avvelenamento dell’ex spia Sergei Skripal e di sua figlia Yulia avvenuto all’inizio di marzo nella località inglese di Salisbury. Il Cremlino, com’è noto, ha sempre negato ogni responsabilità nella vicenda.