I vaccini sono un bene. Ma adesso è necessario spiegare perché

Vaccinarsi è bene. Comprendere è meglio. Per questo, sui vaccini, serve sapere e non urlare. Sapere il perchè della loro odierna necessità. Mentre non serve l’isterìa. Nè l’imposizione. Serve spiegare, senza lesinare tempo e risorse, perchè serve capire. Capire bene le ragioni di un obbligo teso a salvare una vita e capire anche i dubbi di chi ha invece paura di danneggiarla quella stessa vita. La scienza non si discute, perchè la scienza non è democratica. Ma, ciò detto, ci sono motivazioni e passaggi che devono essere spiegati. Soprattutto in tempi di social, di like e di condivisioni. Perchè altrimenti il vincolo non si capisce. Stona. Sopratutto se rapportato alla nostra personale esperienza, ai nostri trascorsi e ai nostri ricordi. In questo caso specifico, nel caso dei vaccini, se manca una spiegazione esauriente il rischio è infatti che ognuno concorra pro quota (anche la comunità scientifica che in realtà desidera tutt’altro) a costruire quel muro di paure e perplessità contro il quale anche la certezza del bene rischia di infrangersi. Chiunque in Italia abbia dai cinquanta in su ricorda perfettamente di avere effettuato la vaccinazione anti vaiolo e anti polio alle scuole elementari. Tutti in fila per uno e con quei signori in camice bianco armati di pennino col quale incidevano una croce all’altezza del nostro omero. Lo ricordiamo bene. Quanti invece ricordano di essere stati vaccinati contro il morbillo o gli orecchioni o la rosolia o la varicella? La risposta è: pochissimi. Perchè la stragrande maggioranza dei giovanissimi di allora quelle malattie infettive le ha contratte con precise modalità: in casa con fratelli, sorelle, cugini e persino amichetti. È esattamente questo che accadeva: si mettevano tutti insieme i bimbi per favorire un rapido contagio plurimo e quindi la soluzione del problema dopo una, al massimo due settimane. Seguiti, giorno dopo giorno, dal medico di famiglia e dall’amore di mamma e papà. Non risulta, del resto, alcuna ecatombe di innocenti, in quegli anni. Né casi nazionali o internazionali percentualmente rilevanti o significativi. Ed è assai probabile che tutti i medici e gli scenziati giustamente impegnati oggi nella campagna a favore dei vaccini, siano anche loro testimoni viventi di un periodo in cui l’approccio medico-scientifico era ben diverso. In cui il pediatra non si preoccupava eccessivamente di quelle malattie infettive perchè altre erano le patologie da evitare o tenere sott’occhio. Ecco, oggi è necessario comprendere. Perché esiste quel ricordo. Comprendere e spiegare senza emotività, con raziocinio. Vaccinarsi è un bene. Ma, mai come in questo caso, un chiarimento è opportuno. Anche perché un dato è inoppugnabile: nessun genitore metterebbe mai a rischio la vita del proprio figlio.