Gelmini: «Di Maio disastroso, sul lavoro sta facendo imbufalire tutti»

«A pochi giorni dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del suo provvedimento sul lavoro, il ministro Di Maio scopre (da un coro di imprenditori e stakeholder imbufaliti) che le sue misure sono insufficienti (per usare un eufemismo) a contrastare gli effetti negativi sull’occupazione della delocalizzazione delle imprese. All’errore marchiano preferisce però aggiungere la perseveranza di ricette sbagliate, come la reintroduzione della cassa integrazione anche nel caso della cessazione di attività aziendale, che avranno solo l’effetto di aumentare il perimetro della disoccupazione di lavoratori vittime di casi di delocalizzazioni non sanzionabili di imprese sane». Lo scrive Mariastella Gelmini, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, in un intervento pubblicato da Il Giorno. «Una visione miope e distorta. Una logica sbagliata con la quale affrontare le sfide future. Una cosa – condivisa dai più – è sostenere i lavoratori che perdono il posto nei casi di fuga delle imprese senza ragioni economiche, anche con indennità di sostegno al reddito di carattere straordinario, purché siano accompagnate da interventi di politica attiva per aiutarli a ritrovare il lavoro nel più breve tempo possibile. Altra è pagare le decisioni degli imprenditori peggiori con risorse pubbliche, anziché usarle per incentivare l’occupazione», sottolinea l’esponente azzurra. «E qui sarebbe utile introdurre una riflessione sulla cultura assistenzialista dell’attuale governo che rischia di impoverire la cassaforte degli italiani, Cassa depositi e prestiti, per finanziare carrozzoni falliti da tempo», dice ancora la capogruppo di Fi.
La Gelmini aggiunge: «Non occorre però aspettare la riforma dei Centri per l’Impiego – promessa più volte da Di Maio come primo passo per l’introduzione del famigerato reddito di cittadinanza – per adottare sistemi efficaci di politiche attive: basta guardare quei sistemi regionali che sono riusciti efficacemente a costruirli grazie ad un virtuoso raccordo tra i servizi pubblici all’impegno e gli operatori privati autorizzati ed accreditati. In questo quadro penso anche alla Lombardia, dove una maggioranza di centrodestra coesa e determinata, sta facendo un ottimo lavoro da anni. In ogni caso, al mercato del lavoro servono proposte serie e non una boutade estiva, giusto per ‘vedere l’effetto che fa. Condividiamo dunque il grido di dolore di Confindustria e ci candidiamo, come Forza Italia, a dar voce, nei territori e in Parlamento, al Paese che produce, che lavora, che vuole creare ricchezza, che cerca occasioni di sviluppo e che giudica la reintroduzione di nuove rigidità come il male assoluto da combattere per evitare un pericoloso e misero ritorno al passato», conclude la presidente dei deputati forzisti.