Fontana ha ragione: la legge Mancino serve solo a comprimere la libertà

Sbagliano i giornaloni a trattare il ministro Lorenzo Fontana come un emulo mal riuscito del conte de Gobineau o come un allievo fuori corso di Alfred Rosenberg. La sua proposta di abrogare la legge Mancino sull’odio razziale non servirebbe infatti a mandare impuniti xenofobi e violenti, ma ad impedire ai governi di sanzionare opinioni attraverso il carcere. E tanto dovrebbe bastare a frenare l’impulso di scagliare anatemi o di tuffarsi nel “banal grande” della minimizzazione. Non bisogna essere stati compagni di studi di Carnelutti per rendersi conto che il confine tracciato tra l’astratta configurazione giuridica del reato introdotto dalla legge e la concreta possibilità che essa si trasformi in una clava per colpire opinioni dissenzienti è scritto sull’acqua. Non è certo un caso se una norma collegata dai giuristi alla XII Disposizione transitoria e finale della Costituzione («È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista») sia stata avversata, più che dalla destra ex-post o neomissina, soprattutto dalla Lega. E sin da quando i suoi strali si abbattevano esclusivamente su «Roma padrona» e sul «Sud mafioso». Morale: la battaglia contro la legge Mancino non è prodromica alla richiesta di inserire la “caccia al nero” tra gli sport olimpici, ma significa impedire quel che ha previsto un Matteo Salvini in inedita versione volterrana e cioè che le idee si finiscano per «combattere con le manette» piuttosto che «con altre idee». Dovrebbe piacere a tutti, ma sul punto scontiamo decenni di pensiero unico ben amalgamato da best practice di collateralismo di magistrati politicizzati con la sinistra culturalmente egemone. E da quelle parti l’inchiesta giudiziaria contro l’avversario come continuazione della politica con altri mezzi si è rivelata nel tempo un’intuizione eccezionale e redditizia, salvo poi ricredersi quando il boia si è trasformato in vittima. Il ministro Fontana voleva dire solo questo. E scusate se è poco.