Angelo Nicosia, il “fascista” nemico della mafia accoltellato dai comunisti (video)

Angelo Nicosia, di cui oggi ricorre l’anniversario della morte, avvenuta il 3 agosto 1991 a Roma, fu deputato del Movimento Sociale Italiano per cinque legislature, giornalista, componente la commissione Antimafia della Camera, tra i fondatori della Giovane Italia, l’organizzazione giovanile del Msi, di cui Nicosia fu anche presidente. In seguito fu presidente del Fuan, l’organizzazione universitaria missina. Per il suo impegno contro le cosche nel giugno 1970 fu accoltellato da un comunista greco. Poco dopo l’accoltellamento, fu fatto sparire dalla mafia il suo grande amico Mauro De Mauro, ex combattente della Repubblica Sociale Italia, amico di Junio Valerio Borghese, nemico dei “padrini”. Che gliel’hanno fatta pagare. Che le due cose siano collegate sembra dimostrarlo anche il particolare che sia l’accoltellamento di Nicosia che il rapimento di De Mauro siano avvenuti nella stessa strada, via delle Magnole a Palermo, dove oggi c’è un giardino dedicato a Nicosia.

Non ci sono dubbi che Nicosia abbia pagato con la vita il suo impegno contro le cosche. Come ricorda Giampiero Cannella sul Sito di Sicilia, “Cosa Nostra usa il voto secondo convenienze concrete. In Sicilia avrebbe votato per candidati di tutti i partiti politici tranne il Msi”. Non si tratta di una frase propagandistica di un documento di partito, ma parte della relazione finale della Commissione parlamentare antimafia nell’XI Legislatura presieduta da Luciano Violante tra il 1992 e il 1994. Cosa Nostra, tra l’altro, aveva da far pagare al Fascismo il conto dell’azione repressiva di Cesare Mori e i tanti affiliati finiti in carcere o costretti ad espatriare proprio negli Stati Uniti.  Ovvio, quindi, che la classe dirigente missina, nata nel Dopoguerra dall’esperienza dell’ultimo fascismo, fosse oggettivamente il “nemico” per i boss, anche per la scelta separatista che nella seconda metà degli anni ‘40 fecero alcuni esponenti della mafia. Scelta che non poteva non trovare negli uomini del Movimento sociale italiano degli strenui oppositori in termini culturali ancor prima che politici. Lo stesso Angelo Nicosia, infatti – continua Cannella – rientra a pieno titolo nel novero dei personaggi che militando a destra fecero della lotta alla mafia una ragion di vita, pagandone un prezzo altissimo. Cresciuto nel Fuan palermitano, Nicosia fu eletto presidente nazionale degli universitari missini e nel 1953 entrò alla Camera dei Deputati dove resterà in carica fino al 1979. Soggetto politico attivissimo, dal 1963 al 1976 fu componente della Commissione parlamentare antimafia. L’esponente almirantiano in Parlamento non lesinò denunce contro un sistema politico permeabile all’inquinamento mafioso e individuò nella ridondante produzione legislativa in materia edilizia appiglio per  i famelici artigli dei boss. Era l’epoca del cosiddetto “sacco di Palermo”, il periodo in cui i costruttori al soldo delle famiglie mafiose devastarono la città con un’ondata di cementificazione senza precedenti. In un passo della sua relazione di minoranza Nicosia attaccò il cuore del problema affermando: “Basta soffermarsi nel groviglio di disposizioni nazionali, regionali e comunali in materia edilizia, per rendersi conto del terreno fertile per ogni attività delittuosa”. Cannella ricorda come proseguì la storia: “Per i padrini già inquieti per la vicenda De Mauro era troppo e prontamente arrivò la risposta il 30 maggio del ’70, sotto forma di una coltellata allo stomaco. Dell’agguato fu accusato un estremista comunista greco, ma per gli inquirenti e la stampa si trattò di un depistaggio, i mandanti erano certamente i boss mafiosi infastiditi dal deputato “fascista”. Nicosia riuscì a sopravvivere all’attentato, ma i postumi di quella ferita lo tormenteranno fino alla sua scomparsa, dovuta ad una emorragia interna, nell’agosto del 1991”.

Come si diceva, l’aggressione a Nicosia avvenne in pieno giorno. Le indagini non erano approdate a nulla, anche perché a quei tempi colpire un missino non faceva notizia. Qualche tempo dopo, Nicosia riconobbe in una foto il suo assalitore: era il greco-cipriota Giorgio Tsekuris, comunista internazionale, rimasto ucciso con l’autobomba che stava preparando davanti al consolato americano di Atene il 3 settembre dello stesso anno. In quel periodo Palermo era una delle mete dei “rifugiati” greci dal governo dei colonnelli, e le indagini appurarono che Tsekuris abitava a Palermo ed era stato visto vicino al luogo del ferimento di Nicosia. Gli “esuli” greci frequentavano in particolare il giornale comunista L’Ora di Palermo. In seguito il giudice Cesare Terranova archiviò le accuse, ma in precedenza si era sostenuto che Nicosia avesse scoperto che il Pci siciliano era coinvolto in storie di appalti poco chiare, storie di cui aveva parlato con De Mauro sia perché quest’ultimo era giornalista sia in virtù del loro comune passato fascista. La mafia avrebbe quindi deciso di far sparire sia De Mauro sia Nicosia, quest’ultimo salvo solo per l’imperizia dell’attentatore. Secondo altre fonti, a ferire Nicosia fu tale Damiano Caruso, affiliato alla cosca di Riesi e morto ammazzato nel 1973.