Voucher, la Coldiretti a Di Maio: vanno ripristinati. L’Ugl: sì per i lavori stagionali

Voucher sì, voucher no. Luigi Di Maio non si sbilancia e fa il collaborativo. Dalla Coldiretti arriva il pressing per la reintroduzione del ticket-lavoro. «Ora occorre fare presto perché circa la metà dei voucher in agricoltura viene impiegata per la vendemmia che quest’anno parte con gli inizi di agosto mentre sono già in piena attività le raccolte di ortaggi e frutta», la sollecitazione arriva dal presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nella relazione all’Assemblea nazionale nel sottolineare che si tratterebbe di un ritorno a dieci anni della loro introduzione in Italia,  che è avvenuta il 19 agosto 2008 con circolare Inps che per la prima volta autorizzava la raccolta dell’uva attraverso voucher con l’obiettivo di ridurre burocrazia, riconoscendo la specificità del lavoro agricolo. Quanto all’uso improprio dei ticket-lavoro l’associazione chiarisce che il numero di voucher impiegati in agricoltura è praticamente rimasto stabile dal 2011 «senza gli abusi che si sono verificati in altri comparti. In agricoltura sono stati venduti negli ultimi cinque anni prima dell’abrogazione poco più di 2 milioni di voucher, più o meno gli stessi dei 5 anni precedenti, pari all’incirca a 350mila giornate/anno di lavoro».«Se i voucher sono così importanti, l’unica cosa che vi chiedo e’ di scrivere la norma insieme per fare in modo che non si sfrutti né un giovane, né un meno giovane”. Così il ministro per il Lavoro e per lo Sviluppo economico Luigi Di Maio parlando davanti alla platea dell’assemblea della Coldiretti.

Voucher, l’Ugl: sì per brevi periodi

E l’universo sindacale si divide. «In passato una delle conseguenze negative del Jobs Act è stata l’abuso sfrenato dei voucher, che ha portato a un livellamento verso il basso delle retribuzioni a scapito dei lavoratori», spiega in una nota Paolo Capone, segretario generale dell’Ugl, che distingue da caso a caso.  «Ciò non toglie che in alcuni settori come l’agricoltura, il turismo, la ristorazione e il commercio servono per combattere il lavoro nero, soprattutto in alcune stagioni dell’anno. La strada da percorrere è il reinserimento per brevi periodi con un massimo di ore mensili, così da evitare situazioni di sfruttamento e ulteriore precarietà lavorativa. Inoltre, è necessaria la massima tracciabilità dell’utilizzo e sanzioni severe per chi non dovesse rispettare le regole»