«Salvini, quanto la eccita vedere morire bimbi in mare?»: Saviano al delirio

Siamo al delirio assoluto, all’odio, all’ossessione. «Il “signor” Saviano mi dedica queste frasi: “Ministro della Mala Vita, quanto piacere le dà veder morire bimbi innocenti in mare? Ministro della Mala Vita, l’odio che ha seminato la travolgerà”». Cosa rispondergli? Merita al massimo una carezza e una querela”. Così Salvini ha replicato all’ennesimo attacco dell’autore di Gomorra, che ha perso tutti i freni inibitori ed ora è al delirio e all’insulto libero, alzando il livello degli insulti. L’argomentazione e le frasi utilizzate sono una vergogna assoluta.

Sadico e assassino. I termini raggiungono il parossismo. Saviano ha ingaggiato una crociata “ad personam” intorno a una vicenda tragica come le morti in mare dei migranti, che il governo sta tentando con una linea ferma di ridurre. Dopo l’ennesima notizia di morte nel mar Mediterraneo e le accusa della Ong spagnola Open Arms, Saviano si è buttato a capofitto nelle vergognose accuse contro l’Italia, considerata moralmente responsabile dei morti in mare. E senza amor di verità, senza attenzione alle sfumature, alle ricostruzioni ancora tutte da verificare – la ricostruzione di Open Arms è smentita da due giornalisti tedeschi a bordo, dalle fonti del Viminale e dalla Marina libica- sparge odio sul governo italiano dando addirittura del sadico a Salvini: «Assassini! Ministro della mala vita, sui morti in mare parla di ‘bugie e insulti’ – aveva scritto Saviano – ma con quale coraggio? Confessi piuttosto: quanto piacere le dà la morte inflitta dalla guardia costiera libica, sua (mi fa ribrezzo dire “nostra“) alleata strategica? Lei che sottolinea continuamente di essere padre, “da papà quanta eccitazione prova a vedere morire bimbi innocenti in mare? Ministro della mala vita, l’odio che ha seminato la travolgerà. Come travolgerà gli imbelli a 5 Stelle, e tra di loro l’impresentabile Toninelli, sodale del ministro degli Interni in questa tetra esaltazione della morte degli ultimi della terra».  Lo sproloquio termina addirittura con una minaccia: «La Storia ti insegue. La Storia non dimentica”, conclude Saviano.