Open Arms, smentita anche dalla Libia, fa dietrofront: niente denunce all’Italia

Per un po’ di visibilità a buon mercato cosa non si farebbe. Lo sa bene la Ong spagnola Open Arms che, sotto un diluvio di smentite – l’ultima in ordine di tempo è quella della Libia – è costretta a fare un penoso dietrofront sulla questione degli immigrati  e ad ammettere che non ha presentato alcuna denuncia in Spagna contro l’Italia e la Guardia Costiera italiana come, invece, era stato annunciato ieri, per omissione di soccorso nei confronti del gommone trovato semiaffondato a 80 miglia dalle coste libiche e su quale si trovavano una donna e un bimbo morti annegati, e un’altra donna, la camerunense Josefa, salvata e ora ricoverata a Palma.

«Visto quanto riportato oggi su diversi organi di stampa – fa sapere “Open Arms” – ci preme precisare che nessuna denuncia e` stata presentata nei confronti del Governo italiano né della sua Guardia Costiera».

Una precipitosa e imbarazzante retromarcia che il vicepremier e ministro dell’Interno, Matteo Salvini, accoglie così su Facebook, con ironia: «Contrordine compagni! La Ong “Open Arms”, dopo aver sottoposto una naufraga a quattro giorni di navigazione portandola in Spagna (nonostante avessimo dato disponibilità di attracco, per assistenza e cura, in un porto siciliano), dichiara adesso di non aver presentato alcuna denuncia contro il governo italiano…».

«Nel frattempo, – rivela Salvini – altri 40 immigrati salvati e riportati in Libia dalla Guardia costiera di quel Paese. Se i governi fanno il loro dovere, il business schifoso dell’immigrazione clandestina verso l’Italia e verso l’Europa si può fermare. Volere è potere, io ce la metto tutta».

Proprio stamattina, infatti, la Guardia Costiera libica ha rivelato di aver intercettato ieri un barcone con 40 immigrati a bordo – 31 uomini, 8 donne ed un bambino – davanti alle coste della città di Zuwara, diretto in Europa. Gli immigrati,, provenienti dal Marocco, Egitto, Siria e Nigeria, sono stati trasferiti in una base navale a Tripoli.

Ma Open Arms, non contenta delle smentite che ha dovuto incassare ieri scantona e cerca altri bersagli, magari più facili dell’Italia e della sua Guardia costiera che, in questi anni, si sono prodigate senza sosta per salvare vite umane e fermare il business della tratta degli esseri umani nel Mediterraneo: «in relazione ai fatti avvenuti durante l’intervento di salvataggio compiuto il 17 luglio 2018, il direttore e fondatore di Proactiva Open Arms, Oscar Camps, e molti dei volontari presenti a bordo della Open Arms durante l’ultima missione, hanno presentato presso la Procura di Palma di Maiorca, una denuncia contro: il Capitano della motovedetta libica 648 ”RAS AL-JADAR” MMSI 642124567, membro della Guardia Costiera libica e il comandante di eventuali altre imbarcazioni libiche intervenute in quelle stesse ore, per omissione di soccorso e per avere causato la morte di due persone».

Altra denuncia, scrive la Ong spagnola nella nota, ha riguardato «il Capitano del mercantile ”TRIADES”, IMO n°9350082, battente bandiera panamense, per omissione di soccorso e omicidio colposo» e «chiunque abbia responsabilità dirette o indirette o sia stato coinvolto a qualunque titolo nell’aver determinato gli esiti di quell’evento drammatico». «Saranno ora le autorità giudiziarie spagnole a valutare, in base agli elementi da noi forniti, in che modo dare seguito alla denuncia presentata», conclude Open Arms.

Reagisce lo Stato maggiore navale libico. E, dopo le smentite di ieri del governo italiano e della Guardia Costiera italiana rispetto alle farneticanti ricostruzioni dell’Ong Open Arms, nega recisamete le ricostruzioni della Organizzazione non governativa spagnola: «smentiamo e rigettiamo categoricamente le calunnie» denuncia lo Stato maggiore libico in un comunicato affermando inoltre che «è illogico che una pattuglia salvi 165 migranti e lasci due donne e un bambino mentre sono usciti solo per salvarli» chiedendo, altresì, «una Commissione d’inchiesta neutrale» sulla vicenda.