Migranti, la linea dura italiana ha messo in crisi i trafficanti. Ecco i loro piani alternativi

Ha proprio ragione Matteo Salvini quando dice che è finita la “pacchia”. Ma non per i migranti bensì per i trafficanti di esseri umani. La linea dura del governo comincia a pagare. E non solo sul fronte degli arrivi (e della conseguente redistribuzione dei migranti tra i Pesi europei), ma anche su quello  delle partenze. Per gli scafisti è crisi nera. E gli effetti cominciano a vedersi. Nell’ultime mese, il numero delle persone che salgono sui barconi per raggiungere le coste italiane s’è «più che dimezzato». A rilevarlo è il Corriere della Sera, che ha raccolto  i pareri di diversi giornalisti libici.  «La cruda verità -osservano- è che la politica del nuovo governo italiano ha cambiato la situazione sul campo. La quasi sparizione delle navi delle Organizzazioni non governative, oltre alla nuova strategia dei respingimenti e dei porti chiusi voluta da Roma ha di fatto ridotto i flussi al lumicino».

E così il porto di Sabratha si svuota. Ora che le navi delle Ong non pattugliano più le acque internazionali in attesa di avvistare i gommoni, ricompaiono i barconi di legno, come quello che è arrivato prima davanti a Malta e poi fin in acque italiane, davanti alle coste di Linosa prima di essere soccorso dalla nostra Guardia di Finanza e i cui migranti sono ora davanti a Pozzallo. Sono più adatti a fare viaggi lunghi, ma sono più visibili ai radar dei guardiacoste, pronti a riportare indietro i migranti. Questi dati sono confermati  dalla guardia costiera libica, secondo cui «il nuovo governo italiano ha fatto bene a fermare le Ong, che nei fatti erano funzionali alla tratta» .

Come rispondono gli scafisti a questa nuova situazione? I loro piani alternativi prevedono di spostare i loro immondi traffici in Tunisia e Marocco.  Dovunque vadano è però certo che la musica è cambiata. I buonisti sono serviti.