Ilva, Di Maio contro Calenda: «La gara è un pasticcio. Ne risponderà chi l’ha fatta»

Troppe «criticità» nella gara per l’Ilva di Taranto, ma la decisione di fermare l’iter per l’assegnazione del più grande centro siderurgico d’Europa alla cordata guidata dalla multinazionale Arcelor Mittal spetta solo al governo. Questa, in sintesi, la risposta dell’Anac presieduta da Raffaele Cantone alla richiesta di chiarimenti a lui inoltrata dal vicepremier e ministro dello Sviluppo economico Luigi Di Maio, lestissimo a rilanciare  la patata bollente nelle mani di chi l’ha preceduto alla guida del dicastero di Via Veneto: «La procedura di gara è stata un pasticcio con regole cambiate in corsa. Chi l’ha fatta ne dovrà rispondere politicamente», manda a dire Di Maio rispondendo a un’interpellanza urgente alla Camera. Al Pd Carlo Calenda saranno fischiate le orecchie.

Per l’Anac è stata «lesa la concorrenza»

Il vicepremier si muove nel solco tracciato dal parere di Cantone. «Il primo “pasticcio” – spiega – riguarda la tempistica dell’attuazione del piano ambientale che ha leso il principio di concorrenza». Un aspetto puntualizzato anche dall’Anac ma che ora Di Maio mette sotto una luce di sospetto: «Quando è stata bandita la gara – ricorda -, il 5 gennaio del 2016, chi voleva partecipare alla procedura di gara doveva fare un’offerta che prevedeva di attuare il piano ambientale entro il 31 dicembre dello stesso anno. Capirete bene che questa sarebbe stata un’impresa titanica e poche imprese hanno potuto partecipare».

Ora la soluzione per l’Ilva è più lontana

Successivamente, invece, il termine è stato posticipato di due anni e poi di ulteriori cinque, fino ad arrivare al 2023, sette anni in più. Significa, incalza ora il vicepremier «che avrebbero potuto partecipare molte più imprese e avremmo potuto avere molte più offerte e migliori per l’Ilva, compresa quella di ArcelorMittal». E non è tutto perché, secondo Di Maio, «l’azienda non ha poi neanche rispettato i termini intermedi del piano ambientale e questo di per sè, se confermato, sarebbe bastato ad escluderla». Di Maio annuncia le prossime tre mosse che compirà sull’Ilva: chiarimenti ai commissari, indagine all’interno del ministero e parere all’Avvocatura dello Stato. «Non possiamo continuare a fare finta di niente». Il destino dell’Ilva si fa ancora più fosco.