Il vertice Trump-Putin ha fatto una sola grande vittima: l’Unione europea

I dem americani schiumano di rabbia dopo il successo dello storico vertice Trump-Putin: il clintoniano New York Times accusa il presidente americano di aver fatto tornare Vladimir Putin tra i grandi della Terra, ma è una penosa bugia, in quanto Putin da tempo è tornato protagonista della scena mondiale, e non aveva certo bisogno della legittimazione di Trump. E non è stata la Siria a mettere in scena la nuova Russia, perché già da tempo Putin, da solo, si era battuto con successo contro il terrorismo islamico, ad esempio in Cecenia. Inoltre, la prova che i giornali dem mentono come sempre è nel fatto che i due leader hanno più cose che li dividono di quelle che le uniscono. A cominciare dalla questione della Crimea, sulla quale Trump ha detto forte e chiaro che la penisola è ucraina. Probabilmente questo è un lascito del trust di cervelli di Obama, nemico giurato di Putin, e che lo staff di Trump non è riuscito a studiare in tempo. La Crimea, infatti, è assolutamente russa, storicamente e geograficamente, come peraltro ha dimostrato il referendum in cui la popolazione si è espressa liberamente per l’annessione alla madre Russia. O il principio di autodeterminazione dei popoli vale solo per i palestinesi? Sulla Siria non è trapelato molto, ma è chiaro che il capo della Casa Bianca è in grande difficoltà, dopo che il suo predecessore ha armato e finanziato gruppi anti-Assad che poi si sono rivelati molto vicino all’Isis. Il golpe armato eterodiretto contro il legittimo presidente di uno Stato sovrano, la Siria, è miseramente fallito grazie soprattutto all’intervento della Russia, che ancora una volta è scesa in campo contro il terrorismo islamico, così come sono falliti i tentativo di bufale sull’uso delle armi chimiche da parte di Damasco, quando è noto che le armi chimiche le hanno usate i terroristi jihadisti contro i loro scudi umani siriani. Tra le fake news da segnalare e sconfessate, anche il noiosissimo Russiagate, sul quale è stata fatto chiarezza,speriamo definitivamente, dal capo del Cremlino: Mosca non ha mai interferito con le elezioni americane e con il loro esito. E non poteva essere altrimenti: è noto a tutti che teconologicamente gli States sono molto più avanti della Russia, e sembra francamente difficile un intervento sui sofisticatissimi sistemi informatici made in Usa da parte di chicchessia. Anche perché finora Trump si è dimostrato tutt’altro che amico di Putin. Ma con il vertice di Helsinky probasbilmente le cose stanno per cambiare: la Guerra Fredda è davvero finita, e Trump sta capendo che gli interessi russi coincidono con quelli americani più volte di quanto si creda. Putin porta all’incasso la condanna delle inique sanzioni Ue alla Russia, volute da Obama, ma che Bruxelles ha ultimamente rinnovato, e a questo punto è proprio la Ue l’anello più debole. Se Putin e Trump si riappacificano, se Putin aptre alla Cina, Trump al Regno Unito, cosa farà l’Unione europea? Questa è la domanda da porre i prossimi mesi, anziché prendersela con Trump per i dazi o con Putin per l’appoggio ad Assad contro il terrorismo.