Il decreto Dignità di Di Maio è peggio del Jobs Act di Renzi: 8mila posti in meno

Le opposizioni vanno all’attacco della prima vera misura partorita dal ministro del Lavoro Luigi Di Maio, il decreto Dignità: « È invotabile». dice il Pd, «Faremo un’opposizione strenua!», rilancia Forza Italia. Le critiche sono concordanti: il decreto invece di essere uno strumento nella lotta contro scarsa occupazione e precarietà, il decreto potrebbe – secondo le analisi della Ragioneria dello Stato – far perdere ottomila posti all’anno, quello con contratti a tempo determinato. «Ieri il presidente ha firmato il decreto dignità, il provvedimento arriverà quindi in Parlamento, Forza Italia farà un’opposizione strenua ad un provvedimento sbagliato che rischia di bruciare migliaia di posti di lavoro – spiega Maria Stella Gelmini – e che è improntato ad una logica anti impresa. Presenteremo i nostri emendamenti – aggiunge – in particolare chiederemo al governo di reintrodurre i voucher per combattere il lavoro nero».

Dal Pd è Maurizio Martina ad attaccare: «Ottantamila posti di lavoro in meno in 10 anni. Sono quelli che prevede in relazione del decreto dignità. Ma non doveva essere la Waterloo del precariato? Il problema del lavoro non si risolve distruggendolo», dice il segretario del Pd in un post su Twitter in cui allega la tabella della relazione tecnica del decreto dignità. Nei giorni scorsi anche la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, aveva  duramente attaccato il pacchetto di provvedimenti: «Un decreto degno della sinistra anni 80, che aumenterà lavoro nero. Lo modificheremo in Parlamento perché così si rischia di aumentare il lavoro nero o la disoccupazione».