Fratelli d’Italia ricorda Borsellino: «La destra lo voleva Capo dello Stato»

Con un minuto di silenzio alle 16,58, ora dell’esplosione, sono stati ricordati in via D’Amelio il giudice Paolo Borsellino e gli agenti della scorta uccisi 26 anni fa da Cosa nostra. Un momento di raccoglimento commosso sul luogo dell’eccidio che ha seguito gli interventi sul palco, tra gli altri, dei familiari delle vittime, ma anche del ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, invitato a parlare dallo stesso Salvatore Borsellino, fratello del giudice antimafia, e del procuratore nazionale antimafia, Federico Cafiero De Raho. Un lungo applauso ha accompagnato i nomi delle vittime della strage, scanditi uno per uno, poi l’inno nazionale.

Alla Camera si è svolta invece la commemorazione del giudice con interventi di alcuni parlamentari. «Paolo Borsellino non è solo un eroe nazionale: è un’Istituzione al pari della bandiera tricolore. È un uomo che ha formato la vita di generazioni di italiani che hanno raccolto il suo insegnamento: “Se la gioventù le negherà il consenso anche l’onnipotente mafia scomparirà come un incubo”. A lui non dobbiamo solo un ricordo ma 26 anni di verità». Lo ha detto in Aula a Montecitorio il deputato di Fratelli d’Italia, Andrea Delmastro Delle Vedove, nel corso della commemorazione del ventiseiesimo anniversario della strage di via D’Amelio. «Perché fa male leggere -ha aggiunto- le motivazioni della Corte d’Appello di Caltanissetta che sulla Strage di via D’Amelio confermano che c’è stato uno dei più grandi depistaggi della storia giudiziaria italiana. Fa male leggere le 13 domande senza risposta di Fiammetta Borsellino e fa male non sapere ancora oggi le ragioni per le quali, tra la strage di Capaci e quella di via D’Amelio, lo Stato non difese l’uomo simbolo della lotta alla mafia. Mi onoro di militare nelle file di quella destra italiana che il 19 maggio del 1992 propose e votò Paolo Borsellino come Presidente della Repubblica. Lo fece -conclude- in splendida e incomprensibile solitudine, mentre altri preferirono votare Scalfaro. Sarebbe stata un’Italia diversa, sarebbe stata un’Italia migliore: sarebbe stata la nostra Italia».