Farmaci, in una variante genetica la “chiave” per trattare la schizofrenia

20 Lug 2018 16:05 - di Redazione

Ogni paziente è una storia a sé. Anzi, come dice qualcuno, più che le malattie esistono i malati, nel senso che non tutti rispondono allo stesso modo ai trattamenti farmacologici. E la ragione è nel Dna. La scoperta è il frutto di una ricerca internazionale coordinata dall’Iit (Istituto italiano di tecnologia) di Genova e che ha coinvolto istituti clinici italiani come il Laboratorio di neuropsichiatria della Fondazione Irccs Santa Lucia e l’ospedale Bambino Gesù di Roma, e gli statunitensi Johns Hopkins University e National Institute of Mental Health. Gli scienziati hanno individuato un gene, il Dysbindin, che influisce sull’efficacia dei farmaci antipsicotici nei pazienti con schizofrenia. Quelli che rispondono in modo adeguato agli psicofarmaci più comuni sono le persone portatrici di una sua variante. La scoperta è stata realizzata grazie allo studio di un campione di pazienti adulti con schizofrenia e di adolescenti ai primi esordi, e dell’analisi di tessuti cerebrali post-mortem e permetterà di definire trattamenti farmacologici personalizzati in campo psichiatrico, con particolare attenzione ai disturbi cognitivi.

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