Oggi parla Conte: io come Aldo Moro, faccio da ponte tra Di Maio e Salvini

Il premier Giuseppe Conte si racconta al Fatto quotidiano, con una lunga intervista a Marco Travaglio. L’intento politico è di confutare l’accusa di essere un presidente del Consiglio di retroguardia, oscurato dal dinamismo comunicativo di Luigi Di Maio e Matteo Salvini.

“Non può essere – dice Conte con un certo rammarico – che io lavori dalle 8.30 alle 23, a volte anche fino a notte fonda, e poi scopra da qualche giornale che sarei scomparso…”. Salvini e Di Maio li sente qualche giorno mai, qualche altro due o tre volte, ma Giuseppe Conte considera un vantaggio avere a fianco due vicepremier che sono anche leader dei partiti di maggioranza: “Mi evita – dice – le liturgie dei vertici di coalizione”.

Sulle sue preferenze politiche, Conte conferma  di avere votato per l’Ulivo di Prodi e per il Pd fino al 2013 (mai votato, invece, per FI o An) e racconta della sua delusione sulle riforme costituzionali (al referendum “votai convintamente no”). Afferma inoltre che il uso modello è Aldo Moro, nega di essere vicino all’Opus Dei e dice che non ha mai avuto a che fare con la massoneria.

Sul tema caldo dell’immigrazione Conte – che annuncia una conferenza sulla Libia in autunno – conferma che la suddivisione dei migranti tra i paesi europei deve essere prassi e non eccezione, sullo scontro tra Salvini e la  Open Arms afferma che è inaccettabile un attacco al governo italiano come quello della Ong spagnola e infine parla dei rapporti col leader leghista: “Col ministro Salvini non parliamo mai di scelte lessicali ma non mi pare una persona indifferente a certi valori. Parla per noi la nostra politica, finalizzata a ridurre le partenze, e quindi i morti in mare, evitando di metterci ogni volta dinanzi a un drammatico dilemma morale”. Il presidente del Consiglio rivela di trovarsi benissimo tra un Salvini di destra e un Di Maio di sinistra: “Faccio da ponte. Poi, sa, non avendo problemi di sondaggi non bado alle percentuali di consenso personale…”. Beppe Grillo l’ha incontrato una volta sola, durante la campagna elettorale: “Tu, fra tutti, sei quello normale…”, così lo accolse il fondatore del M5S. E così si sente Conte, un premier “normale”, per il quale il “silenzio operoso” è una virtù.