Blitz a Palermo, arrestato Giuseppe Corona, tesoriere della nuova mafia

La guardia di finanza ha eseguito 24 arresti nell’ambito di una inchiesta sulle cosche mafiose palermitane coordinata dalla Dda del capoluogo. Per 19 indagati è stato disposto il divieto di dimora. Quattro gli arresti domiciliari: tra questi un noto penalista palermitano, Nico Riccobene. L’indagine ha portato alla luce il ruolo di Giuseppe Corona, boss emergente nei nuovi assetti di Cosa nostra dopo Totò Riina, capace di riciclare fiumi di denaro. Giuseppe Corona viene infatti considerato dagli inquirenti il “re” del riciclaggio, capace di ripulire denaro illegale e reinvestirlo in una attività lecita. L’indagine fotografa la mafia del dopo Riina, una mafia in cerca di equilibri, nuovi capi e nuovi business. Il nome di Corona spunta negli atti di un’inchiesta che, l’anno scorso, portò in carcere i vertici del clan mafioso di Resuttana da sempre guidato dai boss  della famiglia Madonia.

Condannato a 17 anni per un omicidio commesso dopo una banale lite per la restituzione di un braccialetto, figlio di un mafioso assassinato, di lui il capomafia Gregorio Palazzotto diceva «è mio fratello». I Madonia gli avrebbero affidato il loro tesoro, tanti soldi da ripulire, e le scommesse dell’ippodromo, poi sequestrato per mafia. Bar, tabacchi, immobili, Corona negli anni ha fatto molti investimenti. Col denaro delle cosche, secondo i pm. Il boss emergente lavorava ufficialmente come cassiere della Caffetteria Aurora, rinomato bar di fronte al porto di Palermo. Sulla pagina Facebook dell’attività, poi sequestrata dalle autorità, Corona teneva in bella mostra la foto del ministro del Lavoro Luigi Di Maio, in posa nel suo bar durante la campagna elettorale per le Regionali del 2017. Nello scatto figura accanto al leader siciliano del M5s, Giancarlo Cancelleri, e al cognato di Corona, Fabio Bonaccorso.