Bannon, il “guru nero” che vuol sfidare Soros con l’«Internazionale populista»

Uno spettro (piuttosto corpulento) s’aggira per l’Europa: il suo nome è Steve Bannon. A lui, lo stratega che ha portato Donald Trump alla Casa Bianca nel 2016, guarda con apprensione ormai sempre crescente la stampa progressista di mezzo mondo. A cominciare da Repubblica, per la quale Bannon è il “guru nero”, l’ideologo che vuole conquistare il Parlamento europeo riunendo in un unico, possente, fiume i tanti rivoli in cui scorrono oggi i populismi del Vecchio Continente. Un obiettivo ambizioso che Bannon intende perseguire e realizzare attraverso The Movement, una nuova fondazione no profit cui ha affidato la missione di coordinare tutte le destre – da Salvini alla Le Pen, passando per Orban – in vista delle elezioni europee del prossimo anno. Obiettivo: irrompere con un supergruppo nel Parlamento di Strasburgo  e piazzare un terzo incomodo tra popolari e socialisti, le due tradizionali famiglie politiche ormai sempre più in affanno rispetto alle nuove emergenze globali. Non per caso l’altro pilastro della strategia di Bannon è fare di The Movement una sorta di pensatoio populista in grado di competere con Pse e Ppe anche sotto il profilo culturale. In questo caso l’obiettivo dichiarato è l’Open Society di George Soros, il finanziere ungherese (ha guadagnato incredibili fortune negli anni ’90 attaccando prima la sterlina e poi la lira) che dal 1984 ha scucito qualcosa come 32 miliardi dollari per finanziare associazioni pro-migranti, pro-gender e ogni sigla che piazzi in cima ai propri obiettivi lo sviluppo dei cosiddetti diritti civili. Se per i progressisti è un filantropo, per i conservatori è uno speculatore ossessionato dall’idea di sradicare l’uomo da ogni suo ancoraggio: territoriale, culturale e persino sessuale. Ora Soros dovrà vedersela con Bannon e la sua “Internazionale populista“. Con queste premesse, il 2019 si candida davvero a diventare l’anno della grande svolta politica. La vecchia Europa (forse) non c’è più.