Stadio della Roma, ondata di arresti per corruzione. Coinvolto il consulente della Raggi

Stadio della Roma, ancora non c’è ma è già scandalo. Nove persone, tra politici e imprenditori, sono finiti in manette con l’accusa di corruzione nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Roma in merito a un’associazione a delinquere finalizzata alla commissione di condotte corruttive e di una serie di reati contro la Pubblica amministrazione, nell’ambito delle procedure per la realizzazione del nuovo stadio della Società sportiva Roma calcio a Tor di Valle, da anni oggetto di bracci di ferro e oggi “fiore all’occhiello” dell’amministrazione Raggi.

Stadio della Roma, 9 arresti per corruzione

Per sei  indagati è stata disposta la custodia cautelare in carcere, per 3 gli arresti domiciliari. Dal campo di calcio a Rebibbia, insomma. Tra i coinvolti ci sono anche nomi pesanti: l’imprenditore Luca Parnasi, proprietario della società Eurnova che sta realizzando il progetto dello stadio, il vicepresidente del Consiglio Regione Lazio, eletto con Forza Italia, Adriano Palozzi e il presidente diAcea Luca Lanzalone, di area grilina e l’ex assessore regionale all’Urbanistica Michele Civita del Pd. Proprio Lanzalone seguì da consulente legale della sindaca Virginia Raggi le fasi cruciali che hanno portato all’accordo tra Campidoglio e proponenti per il sì al nuovo stadio della Roma. Prima della indicazione per il vertice di Acea (di cui il Comune detiene il 51%), infatti l’uomo di fiducia della Raggi aveva seguito passo passo il dossier sullo stadio per conto proprio dell’amministrazione capitolina. Ironia della sorte soltanto lunedì, la prima cittadina aveva rassicurato tifosi e appassionati con aggiornamenti sul progetto attraverso un post raggiante su Facebook: «Lo stadio a Tor di Valle si avvicina. Voglio aggiornarvi: ieri a mezzanotte è scaduto il tempo per presentare osservazioni al progetto. Ne sono arrivate 31. E già da questa mattina ci siamo messi al lavoro per rispondere nel merito. Non perdiamo tempo». Alla prova trasparenza della prima grande opera l’annunciato “nuovo  corso” grillino inciampa in un’inchiesta per corruzione che si preannuncia uno tsunami giudiziario e politico.