Sgarbi: «Almirante, un gigante. Tutto il resto è miseria umana»

«A fronte di incapaci, senza idee, senza visioni, depensanti in servizio permanente effettivo, Giorgio Almirante era un gigante». L’incipit degli “Sgarbi quotidiani” sul Giornale in edicola è fulminante. Il titolo: “La Raggi all’ultimo stadio: attacca i morti”. Il critico d’arte entra nel vivo della penosa retromarcia della sindaca di Roma sulla via da intitolare al leader missino. L’elogio di Almirante, a paragone dei “depensanti”, è abissale, incommensurabile e incolmabili. Sgarbi lo esprime così, con parole che raccontano una civiltà politica di cui non esiste più traccia. Scrive con rimpianto: «Almirante è stato in grado di dare lezioni di democrazia e di dignità parlamentare a fascisti e fascistelli inconsapevoli. Semplicemente fu fedele alle sue idee perchè le aveva». Almirante, scrive Sgarbi, è l’esempio di una civiltà politca di cui si è persa memoria, in nome di di una «confusione mentale imperdonabile».

«Parce sepultis». «Almirante andò ai funerali di Berlinguer, in compenso Indro Montanelli e Giorgio Bocca furono fascisti e antisemiti; e Dario Fo aderì alla Rsi che qualificava come stranieri “gli appartenenti alla razza ebraica”. Pietro Ingrao scrisse un’ode a Mussolini», prosegue Sgarbi. La «stupidità» mostrata dalla Raggi sul caso dello stadio della Roma è nulla rispetto alla «miseria umana»  dimostrata negando l’intitolazione di una strada ad uno come Giorgio Almirante. Mentre viviamo in un “circo” politico dove si gioca a chi la spara più grossa, il nome di Almirante risuona in tutto il suo spessore. «Mentre Oliviero Toscani evoca il processo di Norimberga per Salvini, la Raggi se la prende con un morto. Lasciamo stare quel galantuomo!».