Salvate il soldato Saviano. Da se stesso e dalle banalità che dice

Salvate il soldato Saviano. E, magari, speditelo in vacanza. Salvate quest’uomo che ha sempre una bacchettata da dare non avendo null’altro da dire. Salvatelo da se stesso. Dalle sue granitiche certezze. Dal mare di ovvietà e da cascate di banalità. Salvatelo e lasciategli la scorta, non sia mai! Anche se l’unico rischio che corre è di coprirsi di ridicolo. Le pernacchie, si sa, non uccidono. Ma è pur vero che possono fare più male di un proiettile. Salvate il soldato Saviano. E salvate l’oracolo in servizio permanente che è in lui. Pronto a bacchettare qualunque villania, soprattutto se rivestita di politica. Salvatelo perchè da tempo la premonizione langue e la previsione di catastrofe s’inceppa: fatto del tutto plausibile, non essendo di Delfi né tibetano e soltanto limitrofo a Cuma. La serie di strampalagini che sta inanellando è da record. Capita agli umani. Può capitare ai semidei. Cosicché, nella costante difesa del politically correct (che deve aver appreso dalla frequentazione di quel genio dimenticato di Valter Veltroni!) a questo scrittore,  giornalista, sceneggiatore, autore, conduttore tv, oltre al freno è sfuggita anche la creanza. E perciò eccolo l’attacco a testa bassa in difesa degli umili e dei poveracci d’oltremare, scordandosi o non vedendo gli umili e i poveracci che ci circondano e che sono legione. Salvate il soldato Saviano. Salvate costui che in nome di una ovvietà fa strage costante di realtà e di verità. Salvate chi è pronto a denunciare ogni conseguenza senza mai capirne né spiegarne la causa. Esponendo così il petto alla corrosione e allo sberleffo del web. C’è da capirlo, per questo bisogna salvarlo. Perchè  –emergendo dalle orride fogne della destra giovanile che fu–  ha potuto in questi anni d’ascesa verticale gustare il caviale della gloria offertogli dalla schiatta radical-chic, sempre alla ricerca di reietti da illuminare e ripulire. Salvate il soldato Saviano. Salvatelo seppur straparla e quindi strastufa. Salvatelo dalla reazione a catena che lo sta seppellendo di sberleffi. Voleva essere il re della rete e ne sta diventando lo zimbello. Per questo adesso rischia la sfolgorante reputazione. E per questo bisogna salvarlo. Mandandolo magari in vacanza perenne. L’attico di Manhattan l’aspetta. Per sfuggire dalla cattiveria, come dice lui. E, magari, dalla stupidità.