Renzi accarezza ancora l’idea di un partito tutto suo. Un sondaggio lo stende

Se il Pd è uno “zombie”, Renzi non scherza. C’è un sondaggio raggelante (per lui) che fa da pendant alla scomparsa del Pd in questa tornata amministrativa ed è una rilevazione richiesta da Matteo Renzi stesso dopo la batosta del 4 marzo a due distinti  istituti di sondaggi, Swg e Emg di Fabrizio Masia. L’idea dell’ex premier è stata quella di sondare l’effetto che farebbe un “suo” partito, quel «fronte ampio contro lo sfascismo populista», che è il sogno dell’ex segretario Pd, proprio mentre il partito si dibatte negli eterni psicodrammi di un centrosinistra finito ormai ai margini e in grado solo di fare la parodia dell’opposizione. Il risultato è stato un trauma.

Il test è andato «piuttosto male», come avrebbe dichiarato detto lo stesso Renzi ai suoi guardonado l’esito del sondaggio-horror: una delle due analisi dava il potenziale partito renziano al 4%, appena sopra il quorum, l’altra dava qualche punto in più, ma il flop non cambia. Il problema, hanno cercato di spiegare gli analisti, è che un eventuale «partito di Renzi», in questa fase, sconta pesantemente la crisi di fiducia che investe l’ex premier sconfitto. Ormai gli italiani hanno capito che tutti i dati di crisi che abbiamo davanti sono il lascito della politica di centrosinistra di cui Renzi è stato l’emblema. Non è u caso che nell’ultima rilevazione di Nando Pagnoncelli sulla fiducia nei leader, Matteo Renzi si colloca all’ottavo posto, con il 12,3% di voti positivi. Prima di lui ci sono Silvio Berlusconi (14,8%) e persino Maurizio Martina (15,2%), mentre Paolo Gentiloni svetta in testa alla classifica Pd con il 34,8%. Il neo-premier Giuseppe Conte, ancora in fase «luna di miele», veleggia al 52%, Matteo Salvini lo segue al 44%. Insomma, Renzi in caduta libera farebbe bene a non interpellare sondaggisti in questo periodo per non essere costretto a mangiarsi il fegato.