Pd, la sconfitta provoca la bagarre: tutti contro tutti sulla nave che affonda

Nel giorno della sconfitta elettorale, scoppia lo psicodramma del Pd. Non è uno spettacolo nuovo. Ma stavolta pare diverso: non una polifonia ma una cacofonia. Ogni esponente sembra rivolgersi ai propri fedelissimi. Tutti dicono di voler cambiare tutto, ma nessuno sa indicare come e in che direzione. Fa riflettere quello che dice il reggente Maurizio Martina «Dobbiamo cambiare tantissimo: nelle persone e nelle idee. C’è stato un cambiamento radicale, ora bisogna lavorare per costruire tutto di noi e ripartire, c’è una nuova destra in campo aggressiva e radicata». Cambiare le idee? Il Pd s’è fatto, negli anni, concavo e convesso pur di agguantare il potere. Ha cambiato tutto quello che poteva cambiare, eccetto la voglia di comandare. E il risultato s’è visto.

Gianni Cuperlo vagheggia da parte sua rigenerazioni impossibili:  «Cos’altro deve succedere perchè il Pd e la sinistra prendano atto che è tempo di rifondare tutto?». E poi aggiunge:  «Di fronte a una sequenza quasi infinita di sconfitte chiunque se la cavi con un capro espiatorio non ha capito». E c’è chi, come Andrea Orlando, scomoda la teoria politica: «Serve anche un nuovo vocabolario, bisogna rivedere l’impianto teorico» Alla fine non manca il Carlo Calende che osa pronunciare l’impronunciabile: «Andare oltre il Pd. Subito!». In nome di cosa? Di un non meglio definito “fronte repubblicano”.

La verità è che da quando il Pd, ma prima ancora il Pds-Ds, hanno cominciato a idolatrare il potere in quanto tale, hanno cominciato anche a perdere la loro anima. Per un po’ la cosa ha funzionato. Ma quando tutto è finito in mano a un signore, (parliamo di Matteo Renzi) che ha tentato il grande azzardo e gli è andata male, al Pd non è rimasto in mano nulla, neanche le sue città- bastione del centro Italia.

A proposito delle ex Regioni rosse, Giorgio Bocca scriveva, tanti anni fa, che i comunisti non si ponevano tanti problemi ideologici affermando che  «il socialismo non è altro che il capitalismo gestito da noi». Oggi, gli eredi di quei dirigenti, si ritrovano senza il mito del socialismo pur non avendo mai imparato a gestire realmente il capitalismo.