Pd, la sconfitta provoca la bagarre: tutti contro tutti sulla nave che affonda

lunedì 25 giugno 18:38 - di Mariano Folgori

Nel giorno della sconfitta elettorale, scoppia lo psicodramma del Pd. Non è uno spettacolo nuovo. Ma stavolta pare diverso: non una polifonia ma una cacofonia. Ogni esponente sembra rivolgersi ai propri fedelissimi. Tutti dicono di voler cambiare tutto, ma nessuno sa indicare come e in che direzione. Fa riflettere quello che dice il reggente Maurizio Martina «Dobbiamo cambiare tantissimo: nelle persone e nelle idee. C’è stato un cambiamento radicale, ora bisogna lavorare per costruire tutto di noi e ripartire, c’è una nuova destra in campo aggressiva e radicata». Cambiare le idee? Il Pd s’è fatto, negli anni, concavo e convesso pur di agguantare il potere. Ha cambiato tutto quello che poteva cambiare, eccetto la voglia di comandare. E il risultato s’è visto.

Gianni Cuperlo vagheggia da parte sua rigenerazioni impossibili:  «Cos’altro deve succedere perchè il Pd e la sinistra prendano atto che è tempo di rifondare tutto?». E poi aggiunge:  «Di fronte a una sequenza quasi infinita di sconfitte chiunque se la cavi con un capro espiatorio non ha capito». E c’è chi, come Andrea Orlando, scomoda la teoria politica: «Serve anche un nuovo vocabolario, bisogna rivedere l’impianto teorico» Alla fine non manca il Carlo Calende che osa pronunciare l’impronunciabile: «Andare oltre il Pd. Subito!». In nome di cosa? Di un non meglio definito “fronte repubblicano”.

La verità è che da quando il Pd, ma prima ancora il Pds-Ds, hanno cominciato a idolatrare il potere in quanto tale, hanno cominciato anche a perdere la loro anima. Per un po’ la cosa ha funzionato. Ma quando tutto è finito in mano a un signore, (parliamo di Matteo Renzi) che ha tentato il grande azzardo e gli è andata male, al Pd non è rimasto in mano nulla, neanche le sue città- bastione del centro Italia.

A proposito delle ex Regioni rosse, Giorgio Bocca scriveva, tanti anni fa, che i comunisti non si ponevano tanti problemi ideologici affermando che  «il socialismo non è altro che il capitalismo gestito da noi». Oggi, gli eredi di quei dirigenti, si ritrovano senza il mito del socialismo pur non avendo mai imparato a gestire realmente il capitalismo.

Commenti

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  • dino de fasto 26 giugno 2018

    Credevano di gestire il neoliberismo e le multinazionali con le bugie raccontate alla povera gente. Invece il neoliberismo e le multinazionali se li sò magnati vivi. E gli sta bene.

  • Giuseppe Forconi 26 giugno 2018

    Le sconfitte le vogliono loro. Fin dal principio con quel togliatti e fino ad oggi, cosa e’ successo ??? solo disastri, insieme con i loro amici della DC, mai avessero pensato ha fare qualche cosa di buono…. mai. ! E ora si lamentano che stanno perdendo, peccato potevano pensarci anni fa’.

  • lucio 25 giugno 2018

    Amartina, chiedi al compagno fiano se possiamo ancora fare il saluto romano che alle prossime elezioni ti rivoto

  • paleolibertario 25 giugno 2018

    Come ha detto qualcuno in riferimento alla sinistra, più perdono e più non capiscono perché perdono. Mostrano una certa intelligenza solo quando devono spartirsi le poltrone. Comunque ormai sono finiti, sono lontani dalla gente, al punto che continuano ad offendere chi non li vota (ovviamente non sono loro a sbagliare, a sbagliare è chi non li vota…).