Mondiali senza Italia. A destra i politici tifano Argentina o Russia. E Islanda

Iniziano domani alle 17 con la partita Russia-Arabia Saudita i campionati mondiali di calcio, l’evento più importante di questo sport, che si tiene ogni quattro anni. 32 squadre nazionali si affronteranno in 12 stadi della Russia di Vladimir Putin. Ma, ed è la prima volta da 60 anni, la nazionale azzurra non parteciperà perché non è riuscita a superare le qualificazioni. Ci saranno nazioni come Iran, Egitto, Islanda, Australia, quadre che non vantano certo una tradizione calcistica come quella dell’Italia, ma tant’è: come si dice, il pallone è rotondo. L’unica altra nazionale blasonata a non essere presente in Russia è l’Olanda, anch’essa rimasta fuori. Esordienti in assoluto sono la rivelazione Islanda e Panama.

Grande è l’amarezza tra i nostri politici “patrioti”, molti dei quali rifiutano addirittura di tifare un’altra squadra che non sia l’Italia. Il loro sentimento è ben espresso dal passionale deputato fiorentino di Fratelli d’Italia Achille Totaro, il quale preannuncia un forte “giramento di scatole” perché non sentirà l’inno nazionale italiano ai mondiali. “Da buon nazionalista – dice – non tiferò per nessuno…”. Dello stesso parere l’altro neodeputato fiorentino di FdI Giovanni Donzelli, che senza Italia non tiene per nessuno, e del parlamentare romano Francesco Lollobrigida, sempre del partito di Giorgia Meloni, che ammette di riuscire proprio a fare il tifo per un’altra nazione. Così come la deputata Isabella Rauti, sempre di FdI, che non riuscirà a tifare alcuna altra squadra se l’Italia non partecipa. Anche Roberto Menia, già deputato di An e ora presidente del Movimento nazionale sovranista non tiferà, se non c’è l’Italia, ma ha un aneddoto da racontare: “Credo di essere uno dei pochi che ha assistito ad entrambe le finali in cui l’Italia ha vinto il mondiale. Nel 1982 andai in Spagna con l’autostop e vidi la finale, mentre in Germania, ero già deputato, non riuscii a trovar e i biglietti. Alla fine, tramite la vicepresidenza della Camera riuscii fortunosamente ad acquistare un biglietto, e vidi l’Italia trionfare. Ma se non ci sono gli Azzurri, io non tifo”. Gli chiediamo se almeno c’è qualche squadra che guarda con maggiore simpatia delle altre… “No, ci sono però squadre che avrei piacere non vincessero, come la Francia…”.

Meloni tifa Argentina, Gasparri il Brasile

Ma tutti loro – o quasi – seguiranno certo le partite più interessanti, e così, istintivamente, si terrà più per una squadra piuttosto che per un’altra. Interpellati durante la campagna elettorale per le elezioni amministrative, molti esponenti politici avevano in testa tutt’altro che il campionato mondiale, la il torneo che si svolgerà dal 14 giugno al 15 luglio servirà forse loro per rilassarsi dopo una stagione politica intensa e difficile ma che preannuncia una stagione di autentico cambiamento. Così, la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni, che qualche partita se la guarderà e che è stata il più giovane ministro della storia repubblicana, ha dichiarato di tifare per l’Argentina, un popolo fratello data l’ascendenza italiana in gran parte della popolazione. Invece il romanista doc di Forza Italia Maurizio Gasparri, che il calcio lo segue da sempre, dichiara che terrà certamente per il Brasile, compagine che fa del calcio un’arte: “Mi piace l’armonia del loro gioco, il loro stile”, dice Gasparri. Certo, è bello guardare i verde-oro quando sono in forma, ma forse nella scelta di Gasparri è legato anche il nome di un certo Paulo Roberto Falcao, detto l’ottavo re di Roma, che dei giallorossi – e della nazionale brasiliana – fu più che una bandiera. Un altro parlamentare romano e romanista è Fabio Rampelli, capogruppo dei deputati di FdI, che dichiara di scegliere l’Argentina “peronista” alla fase finale dei mondiali 2018: tra sport e politica, Rampelli sceglie la “terza via” sudamericana tra capitalismo e comunismo. Vedremo se sul campo i latino-americani saranno in grado di contrastare le fortissime compagini europee di Germania, Francia & c. Argentina anche per la deputata milanese Paola Frassinetti, milanista doc, che si augura che i biancocelesti latini di affermino in Russia. Anche il romano Marco Marsilio, già deputato e ora senatore di Fratelli d’Italia, sceglie l’Argentina per un fatto squisitamente patriottico: “È la squadra (e la nazione) con il più alto tasso di discendenza italiana. Diversa la scelta di Carlo Fidanza, già eurodeputato per il Popolo della Libertà e per Alleanza Nazionale, oggi deputato di Fratelli d’Italia, di cui è stato uno dei fondatori: “Tiferò Russia per solide ragioni geopolitiche e per ammirazione verso Vladimir Putin. In seconda battuta tiferà certamente per l’Uruguay, per la loro “garra”, che li spinge a non arrendersi mai”: la “garra” è un termine intraducibile che solo chi è uruguayano può comprendere: vuol dire coraggio, grinta, spirito guerriero e voglia di non mollare mai. Per tornare a Forza Italia, Pietro Laffranco, deputato perugino per più legislature nonché consigliere comunale e regionale umbro di Alleanza nazionale e figlio dell’indimenticato Luciano Laffranco, presidente nazionale del Fuan, tiferà Germania, per via di un legame di sangue: sua nonna era tedesca. Un altro esponente storico del centrodestra italiano, Andrea Augello, già senatore di Alleanza Nazionale e del Popolo delle Libertà, sindacalista dell’Ugl ed esponente di spicco della corrente rautiana del Msi insieme col fratello Tony, tiferà invece sia per l’Argentina sia per la Germania. Ma se ci sarà uno scontro diretto? “In quel caso credo che alla fine terrò per l’Argentina”, dice. L’ex sindaco di Roma e deputato di Alleanza nazionale Gianni Alemanno, oggi leader del Movimento nazionale sovranista, tiferà invece per la nazione ospitante, la Russia, “soprattutto perché – dice – è una nazione sovranista”. Non ha dubbi neanche l’ex governatore della Regione Lazio e deputato Francesco Storace, romanista convinto, che alla domanda risponde: “Ovviamente Russia”. Infine, più alternativa e articolata la risposta del leader di CasaPound Simone Di Stefano. Lui tiferà Islanda, la piccola squadra-rivelazione di non professionisti che però è arrivata sorprendentemente prima nel suo girone di qualificazione. “Sì – dice Di Stefano – l’Islanda è una piccola nazione di non professionisti dove però una forte identità fa sì che nazione, popolo e squadra di calcio siano un tutt’uno. Certo, probabilmente non andranno lontano, e nel caso di una loro eliminazione mi piacerebbe che questo 21° mondiale di calcio lo vincesse proprio la Russia, che è una nazione rappresentata dall’Occidente come il male assoluto, ma con la quale l’Italia dovrebbe ritrovare un rapporto di sincera amicizia e di stretta collaborazione”.