Minniti: da reazionario anti-clandestini a Madonna pellegrina della sinistra…

È veramente singolare la vicenda mediatica dell’ex ministro degli Interni Marco Minniti, Pd. È passato in pochi mesi da bersaglio delle sinistra per la sua politica sugli immigrati al Viminale ad autentica icona della sinistra dopo che il ministro dell’Interno di chiama Matteo Salvini. Vediamo: Minniti fu nominato ministro nel dicembre 2016 dal premier Paolo Gentiloni, che lo mise al posto di Angelino Alfano che non sapeva più come gestire l’invasione di clandestini. E qui iniziarono i guai di Minniti, perché tentò di gestire la tragedia degli immigrati in modo sensato, attirandosi per questo le ire di tutta la sinistra, estrema e non, che lo accusò di essere addirittura un fascista per il suo approccio razionale al fenomeno, grazie anche al fatto di essere figlio di un alto ufficiale. Addirittura il suo stesso mentore Massimo D’Alema ebbe per lui parole di critica. Minniti ebbe il torto, agli occhi di chi professa una carità pelosa, di aver tentato una regolamentazione delle ong, dopo le polemiche suscitate dalle inchieste di varie procure siciliane sull’operato di queste organizzazioni non governative le cui costose navi “salvavano” continuamente clandestini andandoli a prendere direttamente sulle coste della Libia. Minniti si attirò l’odio dei businessmen e dei loro padrini politici instaurando la norma secondo cui chi non sottoscrive il codice di comportamento delle ong può subire  misure da parte delle autorità italiane. E in effetti il numero dei clandestini traghettati in Italia è diminuito, nel coro delle sinistre che accusavano Minniti di far torturare i clandestini da parte della ferocissima Guardia costiera libica. Sì, perché Minniti nel frattempo si recò in Libia per stipulare accordi con il governo – che non c’era e non c’è – teso a limitare il numero delle partenze. E questo fu l’errore capitale di Minniti: probabilmente malconsigliato e pressato dalla Ue, strinse accordi con tale Fayez al Serraj, “premier” fantoccio di un ogvenro che non c’è, messo su quello scranno dalle cosiddette potenze occidentali, Francia in testa, affinché garantisse i loro interessi. Ma questo al Serraj non ha mai controllato nulla, neanche la città dove ha sede questa specie di governo, Tripoli, messa più volte a rischio da bande armate che più di una volta vi hanno effettuato scorrerie. Uscendo da Tripoli, la situazione cambia in peggio per il governo fantoccio di Serraj: le altre regioni del Paese africano sono controllate da varie bande armate di varia ispirazione, anche se tutte jihadiste, anche se la fazione più potente è quella del generale Khalifa Haftar, che controlla la maggior parte del Paese. Proprio su Haftar vi sono state altre polemiche: alleato di Putin, è quindi stato demonizzato dal governo italiano della sinistra, anche se è quello che in Libia comanda. Comunque, grazie a Dio e agli elettori italiani, questa è storia di ieri. La storia di oggi è che Marco Minniti, dopo la nomina di Matteo Salvini al Viminale, è diventato la Madonna pellegrina di tutta l’area vasta della sinistra intaliana: interviste, ospitate in tv, talk show e quant’altro. Il tutto per demonizzare il più possibile il nuovo governo gialloblù. E la cosa triste è che Minniti ci sta: proprio oggi su Repubblica, quotidiano che vorrebbe tutta l’Africa in italia, d’accordo in questo col Papa, Minniti spara a zero sul suo successore, criticando ogni sua iniziativa e annuncio. Peccato, da “nuovo” che avrebbe potuto essere, è diventato subito “vecchio”…