Meloni, il diritto parla chiaro: i migranti li accolga il Paese della nave che li salva

Mentre Macron sui migranti dispensa spocchiosamente perle di saggezza e pillole di moralismo etico – salvo poi chiudere a doppia mandata i proti francesi e far rispedire dalla gendermerie nel Belpaese chi prova a superare i valichi a Bardonecchia e Ventimiglia – la Merkel tergiversa, frastornata da pressioni interne e richiami all’ordine extra-teutonici. Sanchez sembra scendere dalle montagne del sapone e Conte prova a ripartire dall’inizio, da quegli accordi di Dublino ormai inefficaci e superati dal contingente. Eppure, basterebbe ripartire dalle leggi, come suggerisce da tempo Giorgia Meloni, che ancora oggi, su Facebook, riguardo l’annosa e spinosa questione migranti, è tornata a postare: «Il diritto internazionale parla chiaro: la bandiera di una nave che salva immigrati in mare indica anche lo Stato che deve accogliere quegli immigrati. Macron, Merkel e Sanchez possono dire quello che vogliono, ma questa è la legge del mare. Il Governo Conte la faccia rispettare e al Consiglio Ue del 28 e 29 giugno pretenda il #BloccoNavaleSubito».

Meloni, basterebbe attenersi a quello che dice il diritto

E invece, mentre la Meloni ci ricorda come e perché non si dovrebbe prescindere da codici e regolamenti del mare, a Bruxelles Macron fa appello – per quanto riguarda tutti gli altri Paesi, tutti quanti, escluso il suo – ai valori e ai principi fondanti di uno Stato e, a maggior ragione, di uno Stato membro dell’Unione, fingendo di dimenticare la gendarmerie schierata a Bardonecchia e Ventimiglia, i sigilli apposti da una vita all’impenetrabile porto di Marsiglia, e i respingimenti quotidiani di profughi e migranti, spediti senza troppi complimenti giù nel Belpaese, considerato e trattato alla stregua di un grande centro d’accoglienza a cielo aperto. La Merkel, dal canto suo, non fa che tentare di tamponare la situazione invocando accordi bilaterali e trilateral, provando a resistere a pressioni interne ed esterne e lasciando che la situazioni degneri in quelli che dovrebbero essere i paesi di approdo o di semplice transito, e infischiandosene di quote e ridistribuzioni pattuite e mai rispettate. E tra chi, come il primo ministro spagnolo spera nell’individuazione di una soluzione già per settimana, magari suggerendo come soluzione che soddisfi l’intera Ue i centri per i migranti che Francia e Spagna potrebbero creare, la risposta si annida tra le righe della proposta italiana: una proposta che – come ha sottolineato Conte – mira a superare completamente il regolamento di Dublino, basato su una logica emergenziale, mentre in realtà noi vogliamo affrontare il problema in modo strutturale. Le nostre opinioni pubbliche ce lo chiedono».

Conte, differenziare tra paese d’approdo e paese d’accoglienza

E allora, guarda caso, uno dei concetti chiave della proposta poggia proprio sul presupposto in base al quale bisogna «scindere» il concetto di «porto sicuro di sbarco» da quello di «Stato competente ad esaminare le richieste di asilo». L’obbligo di salvataggio, ha spiegato Conte, che ha parlato per primo, «non può diventare obbligo di processare domande per conto di tutti». In pratica, secondo il premier occorre stabilire che esiste una «responsabilità comune tra gli Stati membri» dell’Ue «sui naufraghi in mare. Non può ricadere tutto sui Paesi di primo arrivo». Per il presidente del Consiglio occorre «superare il concetto di attraversamento illegale per le persone soccorse in mare e portate a terra» a seguito di operazioni di ricerca e soccorso» (Sar). Presupposti che vanno a integrare quanto da tempo continua a ripetere la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, e che abbiamo riportato in apertura: un principio sancito dal  diritto internazionale che basterebbe limitarsi a rispettare…