Macron scende dal piedistallo, Conte va a Parigi. Ma lo strappo resta

giovedì 14 giugno 11:11 - di Bianca Conte

La corda è tesa, i nervi pure. La tensione corre sul filo… del telefono: e nella notte il presidente francese Emmanuel Macron scende dal piedistallo su cui si era arroccato fino a poco prima e chiama il presidente del Consiglio italiano Giuseppe Conte. Lo si apprende da fonti di Palazzo Chigi, che parlano di un chiarimento arrivato da Parigi. La telefonata di distensione arriva dopo una giornata ad alta tensione tra Italia e Francia, scatenata dalle dure e inaccettabili – soprattutto dati i precedenti dei respingimenti violenti dei migranti da parte dei francesi a Ventimiglia e Bardonecchia – critiche ingiustificate e irricevibili dell’Eliseo rivolte Roma riguardo alla gestione del caso Aquarius.

Conte domani sarà da Macron: l’annuncio di Palazzo Chigi

Dichiarazioni che hanno messo a rischio anche il bilaterale tra i due Paesi previsto per domani a Parigi con Conte intenzionato a dare forfait senza un chiarimento da parte della Francia, se non fosse accaduto che «la notte ha portato consiglio», e così, come confermato dallo stesso vicepremier Luigi Di Maio, intervistato da Rtl 02.5, «possiamo dire che è un primo segnale di disgelo», pur restando il fatto che, ha aggiunto lo stesso ministro del LAvoro a stretto giro, « Conte ha fatto bene a mettere in forse la sua visita a Parigi». E ancora: «Non possiamo accettare la morale da quelli che ci hanno abbandonato – ha aggiunto il capo politico dei Cinque Stelle – sono stato a Ventimiglia a vedere come la Francia respingeva alla frontiera, con il sospetto che respingessero dei minori, cosa che non si può fare. Non credo – ha concluso Di Maio – che ci possano dare lezioni». Lo strappo c’è stato, insomma, e la lacerazione – nonostante la toppa telefonica delle ultime ore – si sente. Nel frattempo, però, è arrivata la conferma del premier Conte che, domani, sarà a Parigi per l’incontro con il presidente francese. «Macron e Conte hanno convenuto che, in vista del Consiglio Europeo di fine giugno, sono necessarie delle nuove iniziative da discutere insieme», e così, in una nota di Palazzo Chigi che dà conto del colloquio tra il presidente francese e il premier italiano, si legge che «per evocare questi temi e i numerosi dossier di comune interesse, il Presidente della Repubblica e il Primo Ministro Conte si incontreranno a Parigi venerdì per pranzo di lavoro seguito da una conferenza stampa».

Ma domani Conte sarà in visita istituzionale a Parigi

Incontro confermato e diplomazia al lavoro, dunque, nonostante il professor Macron continui a dare lezioni di stile, invitando a lasciarsi alle spalle il «tempo delle emozioni», come se fossimo noi quelli a reagire di pancia, e non loro quelli che hanno definito la politica migratoria attuata con il caso Aquarius, «vomitevole». In tutto questo, allora, prova a riportare la calma e restaurare un clima di dialogo e di collaborazione effettive – incrinato da tempo, per la verità – la ministra francese degli Affari europei, Nathalie Loiseau, che a ridosso della telefonata notturna tra Macron e Conte, ha diplomaticamente sottolineato: «C’è il tempo delle emozioni e il tempo del lavoro per affrontare questioni importanti come la crisi migratoria», aggiungendo inoltre: «Abbiamo bisogno di parlare con l’Italia, è un grande partner, un grande vicino». Pace fatta allora? Ancora presto per dirlo. tregua armata per domani, almeno, quando si vedrà se le condizioni per siglare l’armistizio sono concrete o solo di facciata…

Commenti

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  • gdetoffoli@yahoo.it 15 giugno 2018

    E’ fatto lo strappo fra le volontà del popolo, Il nostro nuovo traditore vile, degno erede di gentilone nella danza guidata dal presidente fa precipitare nuovamente l’Italia in stato di sudditanza ! MaoTse Tung ha insegnato che occorre ” colpirne uno.. , per insegnare a cento ”
    Ora bando alle chiacchiere nel nostro disastrato paese, in cui chi viene sistematicamente collocato aggratis nelle stanze di rappresentanza nazionale, richiede briglie solide dei governi con l’elezione diretta del capo dello stato o, in differita un divorzio all’italiana quando occorre o il detto di Mao!
    Così, non ci sono alternative. Da troppo tempo la nostra classe politico-dirigenziale va libera ed intatta per conto suo distaccata dal mondo reale pensando d’essere nel 1960 ! No, siamo in guerra, diversa, senza le armi che sparano, se non nei paesi in cui mandano le nostre truppe agli ordini di estranei, ma i danni come questo che ne consegue, sono simili se non peggiori! Il popolo Italiano è intelligente, capisce bene ed al volo tutto! E’ il popolo che si sente ed è in guerra ! Gli alti Politici e pseudotecnici dagli atteggiamenti mafiosi, che ci raccontano ‘un sentire’ la LORO ricca vita alle nostre spalle, come distaccata, da milioni di sudditi che si lasciano parlare (votare) per darci la superficiale sensazione d’esserci ! SENZA SALVINI, palesemente uomo del popolo non sarebbe nemmeno emerso lo sfruttamento dell’Italia. Ed ecco subito l’ossigeno fornito ai respinti PD, ai vecchi nefasti politici d’accatto, alla sudditanza agli interessi dell’Europa peggiore, all’omino in bianco che trita come noccioline miliardi nostri tutti gli anni distribuendo melassa di vasellina per il nostro fondoschiena ed ora Draghi che viene ricondizionato a condizioni che noi pagheremo (spred). Addio Italia !

    • peryl001@gmail.com 15 giugno 2018

      Nel breve corso di qualificazione al buon governo, per avere successo i nuovi politici hanno più prospettive dei vecchi e ripetitivi, purché tengano presenti pochi principi:
      – Le parole, sia pur spiacevoli, contano meno dei fatti. Quindi: tenere la barra dritta e andare avanti!
      – Le classi dirigenti in Europa non hanno avvertito il cambiamento e saranno presto sostituite.

      – Senza una Europa forte e unita noi tutti europei abbiamo meno prospettive.

      – L’Europa è un continente sovrapopolato e una decrescita non è necessariamente una calamità.
      Se la vita si allunga, anche la vita lavorativa può allungarsi in forme adeguarsi in forme adeguate all’età e gravosità del lavoro e alternative varie.

      – L’Italia è stata spesso il laboratorio politico dell’Europa (nel bene e nel male). Cerchiamo di essere costruttivi e non perdere un’occasione di rinnovamento.

  • Giuseppe Forconi 15 giugno 2018

    Non c’e’ che dire, non solo la forma diplomatica di Conte ma la sua educazione, cosa che manca a Macron. Quindi si e’ lasciato alle spalle l’ignoranza dimostrando affabilita’ tenedo ben presente che la Francia e’ pur sempre una nazione importante e nostra confinante.

  • carlo.bisi.griffini@alice.it 14 giugno 2018

    macron è un pezzo di m****, da buttare nel cesso.

  • gandinis@tin.it 14 giugno 2018

    Micron, non ha chiesto scusa e implicitamente ci ha detto scemi (e cioè che non capiamo neanche cosa dice). Bisogna farla finita con questi mangiarane, ora sono più deboli di noi, si sono meticciati quasi completamente e non hanno più spina dorsale. È il momento buono per riscattarci di tutte le umiliazioni subite (vedi Libia). Forza Italia!

  • stefano.oddi3@gmail.com 14 giugno 2018

    Da patriota penso che vada bene il dialogo, ma alla pari. Con un banchiere, di sinistra e per giunta francese poi sarei molto diffidente.

  • gdetoffoli@yahoo.it 14 giugno 2018

    Avrei preferito un’atteggiamento meno copiato al conte gentilone ma sembra che vada di moda il piatto di lenticchie dalle parti delle presidenze del consiglio!
    Siluro a Salvini ? Proprio Si ! La gioventù ha fatto compiere loro un passo falso: Il copasir presidente!
    E’ iniziato l’accerchiamento !

  • max.bialystock@libero.it 14 giugno 2018

    era così urgente andare a parigi?
    comunque, rimaniamo molto distanti dal pupazzo dei rotschild, si farà male da solo, molto male… e quando i Francesi, sulla loro pelle, purtroppo, si sveglieranno, bruscamente, dall’incubo bancario in Francia, sarà, per Macron, la parola fine, fine di tutto, per cui teniamolo distante.

  • an.marconcini@gmail.it 14 giugno 2018

    Francamente non mi pare che il Presidente Macron sia sceso dal piedistallo perché pur dichiarando che non era sua intenzione mancare di rispetto al nostro Paese ha sostanzialmente ribadito il concetto e non si è affatto scusato.Il nostro Presidente del Consiglio ha fatto la scelta migliore perché il dialogo tra vicini di casa non va mai interrotto ma per favore non esageriamo nell’affermare che la Francia ha fatto marcia indietro.L’aut aut di Salvini è stato rispedito al mittente e oltretutto con gli interessi.