M5S, assemblea di fuoco: cresce l’esercito dei malpancisti a 5 stelle

giovedì 21 giugno 11:21 - DI Franco Bianchini

Assemblea di fuoco dei deputati e senatori M5S. Viene fuori tutto il malumore che serpeggia da giorni tra i parlamentari grillini, complici le nomine del “sottogoverno” che hanno per lo più escluso i nuovi, aprendo di fatto una corsia preferenziale per i parlamentari al secondo mandato. Ma ad agitare gli animi anche la convivenza al governo con la Lega che molti nel Movimento faticano a mandar giù. Il grande attivismo di Matteo Salvini – dai migranti ai rom – ha fatto sì che si alzasse ulteriormente il livello di guardia. Ma non è tutto. A quanto apprende l’Adnkronos da autorevoli fonti M5S, la scorsa settimana due neo deputati che volevano intervenire in Aula sul caso Aquarius sono stati “silenziati”, ovvero invitati caldamente a non prendere la parola nell’emiciclo per criticare, di fatto, una vicenda che aveva acceso i riflettori internazionali sull’Italia e il governo. Si è trattato di uno stop che ha alimentato ulteriormente i malumori che animano i neo eletti. «Ma era più che corretto fermarli – ragiona un dimaiano di ferro – ora siamo al governo, non possiamo autoflagellarci. Capisco che per chi è alla prima esperienza in Parlamento sia frustrante, ma devono anche comprendere che non siamo più all’opposizione».

Di fatto, però, in molti faticano ad accettare il nuovo corso. Si arriva a ironizzare persino sulla mail di convocazione dell’assemblea: «Manca l’odg – raccontano un paio di senatori – d’altronde ci convocano solo per dirci quello che hanno deciso…». Tra i malpancisti anche nomi di peso che hanno vinto la sfida degli uninominali. Per accettare la candidatura, dunque la discesa in campo col M5S, raccontano che a molti era stato promesso un ruolo di peso in un eventuale governo grillino. Ora che i più sono rimasti fuori dalle nomine nell’esecutivo e nel sottogoverno – fatta eccezione per Emanuela Del Re, Vincenzo Spadafora, Lorenzo Fioramonti – in tanti scalpitano per presentare il conto, pronti a fare le pulci al governo gialloverde. Sullo sfondo, poi, la vicenda dello Stadio della Roma, che ha visto i 5 Stelle finire sotto i riflettori. Si attende di comprendere che piega prenderà l’inchiesta. Se qualche nome di peso dovesse essere raggiunto da un avviso di garanzia, “allora ne vedremo delle belle”, sghignazza un capannello di neoeletti nel cortile di Montecitorio. Eppure il nuovo codice etico varato nel gennaio del 2017, passato alle cronache come il “salva-Raggi” e messo a punto dall’attuale ministro della Giustizia e all’epoca semplice deputato Alfonso Bonafede, non prevede nessun obbligo di dimissioni in caso di avviso di garanzia. Solo in caso di condanna o patteggiamento si è fuori dal Movimento. Una linea garantista che tuttavia non convince tutti. «Siamo il M5S – ragiona un deputato al secondo mandato – dobbiamo marcare la differenza. Anche se questo dovesse far saltare qualche poltrona».

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