Il Pd alla disperazione: “Compagni, uniamoci contro la destra aggressiva”

Bocciati, sonoramente bocciati: gli uomini del Pd, a partire dal segretario reggente Maurizio Martina, devono fare i conti con un elettorato che, dopo la sentenza del 4 marzo, li condanna senza possibilità d’appello anche sul piano amministrativo, destituendoli in forza in tutte quelle che erano le storiche roccaforti della sinistra, dalla Toscana all’Emilia Romagna. Un verdetto che costringe il partito a un serio ripensamento interno che, per il comandante in capo, non deve necessariamente significare un superamento del Pd.

Pd, dopo la disfatta c’è chi dice che serve andare oltre. Ma Martina frena

E invece, forse più che aggiustare il Pd deve rifondare, resettare e ricostruire dalle fondamenta: quella incassata ieri alle urne è una sconfitta chiara su cui lo stesso Martina ha riconosciuto quanto sia «inutile girarci attorno». Un colpo di spugna, quello inferto dall’elettorato dem in aperta disaffezione con quello che fino a qualche tempo fa era un partito di riferimento, e sferrato da Massa a Siena, da Pisa a Imola, proprio lì dove il partito era storicamente ed elettoralmente più forte. E anche se alcune città hanno tenuto, il punto è che nel complesso il Pd non ha retto abbastanza per addolcire la pillola che a LArgo del Nazareno sono costretti a mandare giù oggi. Ed è lo stesso Martina a riconoscerlo, affermando ai microfoni di Circo Massimo su Radio Capital che, quella appena incassata «è una sconfitta netta, che pesa parecchio, come quella in Toscana e in alcune realtà dell’Emilia Romagna», e che, anche se «ci sono segnali che dobbiamo valorizzare, come la vittoria a Termoli, Siracusa, Ancona e Brindisi, segnali utili», «non cambia però il segno inequivocabile della sconfitta. Sicuramente nelle ex regioni rosse c’è una forte domanda di cambiamento che noi dobbiamo comprendere, e le elezioni amministrative confermano un cambio di fase. Ora dobbiamo ricostruire tutto su basi nuove».

Il centrosinistra allo sbando soffre un centrodestra determinato e capace

E allora, sono parole che sottolineano una sofferenza e una crisi tra le fila del Pd ormai endemizzata. Una criticità cronica che incista programmi e proposte e che contagia amministrazioni locali e realtà regionali. Parole che denotano la difficoltà del Pd, a partire dal suo segretario reggente, a fare autocritica e a prendere atto di una concorrenza a destra più agguerrita, centrata, propositiva e risolutiva, oltre che capace di accogliere le istanze degli italiani e di rispondere, nei programmi interni e nelle scelte internazionali, alle esigenze del Paese. Tanto che, lo stesso Martina è costretto a riconoscere che «c’è una nuova destra in campo, sempre più aggressiva», capace di fare «di alcuni temi come quello della sicurezza, dei cavalli battaglia. Dobbiamo metterci al lavoro per cambiare tanto di noi. Dobbiamo costruire risposte nuove» e, viene da aggiungere, imparare ad ascoltare la pancia del Paese, la sua base. Fin qui, infatti, il Pd ha pagato lo scotto di una reggenza targata Renzi che, sorda ai richiami di famiglie e risparmiatori, disoccupati e giovani, ha governato a colpi di decreti salvabanche e di riforme stile quella del Job’s Act e della Buona scuola. «Il Pd è una comunità che ora sta soffrendo – ammette Martina –. Serve un lavoro di ricostruzione umile e appassionato… Abbiamo tanto da cambiare», visto che, proprio laddove il Pd era più forte, la sinistra ha perso e Leu non ha assolto a nessun ruolo di recupero.

La sinistra si è liquefatta, il Pd è nebulizzato: Orlando vs Calenda

La sinistra si è liquefatta, il Pd si è nebulizzato: sarà dura, ma sembra indispensabile, ricostruire sostanza politica e spessore elettorale che già in molti, dalle fila del centrosinistra, vedono possibile solo a partire dal superamento – e non da un semplice ripensamento – del Pd. Così, se Calenda su Twitter va giù duro e posta: «Navigazione a vista sta portando il centro sinistra all’irrilevanza proprio quando l’Italia ne avrebbe più bisogno. Ripensare tutto: linguaggio, idee, persone, organizzazione. Allargare e coinvolgere su una nuovo manifesto. Andare oltre @pdnetwork. Subito! #fronterepubblicano», Andrea Orlando, ospite a Radio anch’io replica secco che «non si tratta di organigrammi o figurine. Bisogna parlare di condizioni materiali delle persone, dello spaesamento per i cambiamenti sociali, di scuola e sanità, e non di fronte repubblicano. E tutto questo, Martina permettendo..