“Dal voto amministrativo è riemersa la struttura bipolare. M5S non radicato”

Ecco cosa emerge dal voto: cresce la Lega, tiene il Pd e si indeboliscono i 5 Stelle. Questa l’estrema sintesi del voto amministrativo di domenica scorsa. Un risultato che fa “riemergere di una struttura bipolare della competizione tra il centrosinistra e il centrodestra”. E’ quanto si legge in uno studio dell’Istituto Cattaneo che delinea l’andamento delle forze politiche comparando il voto di domenica scorso nei comuni con più di 15mila abitanti con le passate amministrative e con le politiche del 4 marzo. Partendo dal Pd, il Cattaneo mette in evidenza “due trend contrapposti. Rispetto alle amministrative precedenti, la tendenza è in discesa, con una perdita di circa 4,5 punti percentuali sull’intero territorio italiano; al contrario, nella comparazione con il voto del 4 marzo il bilancio del Pd è sostanzialmente positivo” in tutta Italia, tranne al Sud. I dem tengono laddove “ancora (r)esiste un’organizzazione relativamente radicata e una rete di amministratori sufficientemente riconosciuta”. Per quanto riguarda i 5 Stelle “il trend che emerge è quasi speculare rispetto a quello del Pd” con “un andamento a fisarmonica nel passaggio dalla competizione nazionale a quella locale: i consensi al partito di Di Maio si gonfiano quando l’elezione riguarda l’intero territorio italiano, ma poi si sgonfiano appena la contesa elettorale si sposta sul piano locale” ed è al Sud che questo risulta più evidente.

“Questo voto altalenante dell’elettorato pentastellato – rileva il Cattaneo – segnala, da un lato, lo scarso livello di radicamento organizzativo del Movimento a livello municipale. Dall’altro lato, mette in evidenza la natura fortemente selettiva dell’elettore a cinquestelle, che calibra il suo comportamento elettorale sulla base dei diversi messaggi, dei diversi candidati e della diversa posta in gioco in ogni elezioni” ed inoltre “circa la metà dell’elettorato del M5s che non ha confermato il suo voto nelle amministrative in realtà non è andata a votare e si è rifugiata nell’astensione. Si tratta, cioè, di elettori a cinquestelle intermittenti o ‘dormienti’, quando la contesa è di natura locale”. Infine, per quanto riguarda la Lega, “il partito di Salvini ha sostanzialmente mantenuto il suo bacino di voti in tutte le città analizzate nel passaggio dalle politiche del 4 marzo alle ultime amministrative, passando dal 13,4% al 12,9%”. La Lega, dunque, “non è avanzata elettoralmente rispetto alle politiche” ma cresce in modo “costante e omogeneo sull’intero territorio nelle consultazioni di livello comunale”. “Nelle città del Nord il partito di Salvini ha più che raddoppiato i suoi voti nel giro di cinque anni; nelle ”regioni rosse” la Lega era sostanzialmente assente localmente (0,4% nel 2013) e, invece, oggi ottiene il 17,8% dei voti; infine, anche al Centro-sud la Lega è passata da una situazione di marginalità elettorale (attorno al 2% dei voti) a un livello dei consensi superiore, in media, all’8%. La riduzione dei voti a Forza Italia, in particolar modo al Nord, sembra, almeno in parte derivare, dalla crescita elettorale del partito di Salvini che, oltre ad avere raddoppiato i suoi consensi sul territorio, è riuscito a insediarsi anche in zone dove la Lega faceva storicamente fatica a penetrare, ossia nelle città del Centro e del Sud”.