Conte e Di Maio cedono (in parte) alle pressioni buoniste sui rom

Conte e Di Maio cedono alle pressioni del piccolo esercito di buonisti. Lo fanno al termine di un’altra giornata di fuoco, zeppa di demagogia di sinistra e di falsi allarmi. Non è una bella prova di coraggio, quella del professore-premier e del vicepremier grillino. Anche perché si adeguano al linguaggio imposto dai vari Orfini e Martina, dimenticando qual è il punto cruciale del ragionamento di Salvini. Una dimenticanza voluta, tesa solo a tranquillizzare i media. «Qui nessuno ha in mente di fare schedature o censimenti su base etnica, che sarebbero peraltro incostituzionali in quanto palesemente discriminatori. Il nostro obiettivo è individuare e contrastare tutte le situazioni di illegalità e di degrado ovunque si verifichino, in modo da tutelare la sicurezza di tutti i cittadini», afferma in una nota il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. «Per quanto riguarda le comunità rom, ben vengano iniziative, peraltro già sperimentate negli anni in varie città italiane, mirate a verificare l’accesso dei bambini ai servizi scolastici, alla luce del fatto che non di rado vengono tenuti lontani dai percorsi obbligatori di istruzione e formazione cui ogni minore ha diritto». conclude, evitando di dire che il problema non è solo quello dei bambini ma quello dei reati che commettono coloro che vivono nei campi rom. Interviene Luigi Di Maio, davanti alle telecamere di Porta a Porta. «Quando Salvini ha detto “non faremo censimenti, non schederemo le persone”, mi ha fatto piacere che abbia corretto il tiro, perché secondo la nostra Costituzione i censimenti su base razziale non si possono fare. Comunque il tema della sicurezza è importantissimo». Poi spazio a un po’ di propaganda spicciola con un elenco di ovvietà, tanto per evitare gaffe: «Ci sono altri censimenti da fare e sono politici: ovvero occorre censire tutti i raccomandati che abbiamo nella pubblica amministrazione e anche quelli che sono in Rai. Dobbiamo ristabilire il principio della meritocrazia». Poi riparla del leader della Lega, che sta monopolizzando l’azione del governo: «Salvini? È un complesso che io non ho, abbiamo stili differenti come persone. Insieme al fatto che abbiamo un premier che sa fare sintesi tra le due parti e devo dire che a livello internazionale sta cambiando l’approccio dell’Italia ai tavoli. Tra un po’ arriveranno i risultati anche ai tavoli europei».