“Suez”, il nuovo libro di Marco Valle che rivisita la vicenda del Canale

Suez, Il Canale, l’Egitto e l’Italia, Da Venezia a Cavour, da Mussolini a Mattei è l’ultima opera realizzata da Marco Valle, giornalista professionista, portavoce del ministro della Difesa dal 2009 al 2011 e attualmente consulente della Commissione Italiana di Storia Militare. L’autore è stato caporedattore di Qui Touring, direttore editoriale della casa editrice New Age e New Sounds, ha diretto riviste dedicate ai viaggi, alla moda e ai trasporti.

Valle ha curato, tra l’altro, Il Novecento, un secolo di architettura europea (Abitare Segesta, 1999), Dove nacque l’Italia (De Agostini, 2005), 150 anni di Unità nazionale (Touring Club, 2011), Padova (Touring Club, 2016). È autore de Il Milanese e l’Unità italiana (Touring Club, 2012), Confini e Conflitti (Eclettica, 2014), Le Pen, la donna che spaventa l’Europa (Il Giornale, Fuori dal coro, 2017).

Suez è un saggio che esce in vista dei 150 anni che il Canale di Suez compirà nel 2019. Un libro corposo e dettagliato che racconta in ogni suo particolare e sfaccettatura una vicenda che ha visto coinvolti gli interessi politici ed economi europei e mondiali. L’opera si snoda puntuale e particolareggiata, esponendo, dapprima, la situazione geopolitica che ha sviluppato e accresciuto l’interesse per l’area mediorientale della penisola del Sinai e la gamma di opportunità e scenari che sarebbero scaturiti dalla realizzazione di un collegamento tra il Mediterraneo e l’Oceano Indiano. Nel XX secolo, come ai tempi di Colombo, l’accesso diretto dell’Europa all’Asia si carica d’implicazioni economiche e politiche che si estendono all’Africa, geograficamente diretta interessata, ma anche al “Nuovo Continente”.

La decisione della creazione del fantomatico trait d’union e la sua realizzazione, viene seguita chirurgicamente dall’autore alternando, a beneficio del lettore, visione analitica e sintetica di quel ginepraio che è stato la vicenda del canale di Suez, un nodo Gordiano che iniziato proprio con il suo tagliarsi. Tanti, troppi interessi attorno all’incisione di un’esigua, arida lingua di terra. Un secolo e mezzo di studi, considerazioni, progetti, lavoro, traffici, ma anche intrighi politici, complotti, interessi economici, speculazioni, guerre e rivoluzioni, che ha visto coinvolti personaggi tra i più influenti del panorama politico dell’epoca.

La grande opera fu, al “tempo dell’imperialismo”, sigillo e garanzia del potere anglo-francese sul Levante e sul Mediterraneo. Per l’Egitto, espropriato e umiliato, il Canale divenne il simbolo del proprio riscatto, una lunga battaglia vinta da Nasser nel 1956 e consolidata dai suoi successori. Per l’Italia, “minore tra le potenze maggiori”, l’idrovia fu cruccio, ambizione, obiettivo ed infine, grazie ad Enrico Mattei, occasione d’incontro. Suez, quindi, come cartina tornasole per interpretare la grande partita a scacchi che si è svolta nel mediterraneo, capire l’Egitto di oggi, comprendere slanci, velleità e potenzialità del “sistema Italia”.