Strage di Bologna, le sentenze si rispettano ma non necessariamente si condividono

Riceviamo da Massimiliano Mazzanti e volentieri pubblichiamo

Caro direttore,

Luigi Ciavardini potrà aver peccato d’indelicatezza, nel definirsi l’86esima vittima della strage di Bologna, parlando con Anna Pizzirani, vicepresidente dell’Associazione familiari delle vittime del 2 agosto. Non si può, però, sempre limitarsi alla forma, sottacendo la sostanza delle cose: l’ex-Nar, con quell’espressione non felicissima, ha semplicemente protestato la sua innocenza e, per quanto sia ovvio che la sentenza definitiva della Cassazione ribadisca altro, è pur sempre diritto di un condannato dichiararsi punito ingiustamente. Poi, è chiaro, il giudizio sul suo atteggiamento compete l’opinione pubblica e, da questo punto di vista, Ciavardini – ma anche Francesca Mambro e Valerio Fioravanti – qualche ragione dovrà pure avercela, se è vero, com’è vero, che sono centinaia le personalità della società civile convinte che l’esito giudiziario del 2 agosto sia profondamente sbagliato. E mica tutte personalità dell’estremismo e della Destra: ne sono convintissime anche personalità dello stesso ordine giudiziario. D’altro canto, se è vero ed è civile rispettare le sentenze della magistratura e accettarne le conseguenze – atteggiamenti che i tre condannati di cui si parla hanno sempre assunto -, lo è altrettanto che esista il diritto di non condividerle, le sentenze, nonché che esista il diritto a battersi per ribaltarle. Del resto, la stessa Associazione dei familiari delle vittime del 2 agosto ha tutt’altro che manifestato rispetto per i pronunciamenti della magistratura, quando – sia nel caso di Mambro e Fioravanti sia nel caso di Ciavardini – si trattò di assoluzioni. Anzi, in quel caso, alcuni dei familiari si scagliarono veementemente contro quei verdetti, facendo intendere come fossero frutto di condizionamenti impropri se non illeciti, quando non lo scontato esito di chissà quali manovre di chissà quali poteri occulti dello Stato “deviato”. Si trattava, allora come ora, invece, di liberi e autonomi convincimenti di giudici togati e popolari che, poi, sono stati superati da altri liberi e autonomi convincimenti. Tutti rispettabili, ma non obbligatoriamente condivisibili. E se è questa la sostanza, si può ben lasciar perdere la forma, anche se, a voler essere puntigliosi, il fatto di non essere esattamente “innocenti” – gli ex-Nar, ancorché riuscissero a dimostrare la loro estraneità alla strage, non sarebbero comunque certo “anime candide”, ma pur sempre terroristi – se un domani vedessero riconosciute le loro ragioni, diventerebbero automaticamente, se non proprio “vittime della strage”, del “teorema giuridico” costruito su quell’esecrando attentato. E allora, se non sarebbe zuppa, sarebbe pur sempre “pan bagnato”…