Savona, né sfascista né estremista. Ecco cosa pensa su euro e Germania

“O Savona o morte”: così titolava oggi la sua prima pagina il quotidiano Libero. Il braccio di ferro in corso è di tipo politico ed economico ma soprattutto è il grimaldello che si vuole utilizzare in queste ore per delegittimare il nascente governo giallo-verde. La prova è l’accorrere del Pd, il vero sconfitto del voto del 4 marzo, a nascondersi sotto le vesti di Sergio Mattarella per organizzare una qualche forma di “resistenza” al governo tenuto a battesimo da Di Maio e Salvini. Dice infatti il segretario pro tempore Martina: Salvini attacca la Costituzione, i suoi sarebbero attacchi sconsiderati al presidente della Repubblica. La polemica divampa, con Alessandro Di Battista che replica: Mattarella ha accettato Alfano ministro degli Esteri e ora si oppone a un uomo di valore come Savona.

Ma cosa ha fatto, detto o scritto Savona di tanto grave da far pensare al Quirinale di poter essere considerato un fattore di instabilità capace di pesare sugli assetti europei? In realtà il suo curriculum ci dice che si tratta di una figura che già ha servito il Paese senza creare sconquassi. Proviene dall’area repubblicana – aveva come punto di riferimento Giorgio La Malfa – ha collaborato con Guido Carli, con Confindustria, è stato ministro dell’Industria di Ciampi. “Nel corso della sua carriera – ricorda Marco Veruggio su Glistatigenerali.com – Savona è stato presidente del Fondo Interbancario di Tutela Depositi, di Impregilo, Gemina, Aeroporti di Roma, del Consorzio Venezia Nuova, consigliere d’amministrazione di RCS e Tim Italia, amministratore delegato della Banca Nazionale del Lavoro, vicepresidente di Capitalia e in seguito di Banca di Roma, Ministro dell’Industria di Ciampi appunto, ma anche Capo del Dipartimento delle Politiche Comunitarie della Presidenza del Consiglio dei Ministri con Berlusconi, membro di varie commissioni OCSE e di una commissione sulla riforma dei servizi segreti italiani e, infine, tra i fondatori della LUISS, prestigiosa università per i migliori ragazzi di buona famiglia, nonché presidente della Fondazione Ugo … Scoprire ora che il salotto buono della borghesia italiana per circa 60 anni avrebbe covato una tale serpe in seno, permettendogli di percorrere il cursus honorum riservati ai suoi figli più fedeli, ma senza rendersene conto, fa rabbrividire o, al contrario, sorridere”.

Ciò che non lo rende allineato al pensiero dominante sono le sue critiche al sistema di concorrenza nella Ue, ma soprattutto le sue idee sulla politica estera: la diffidenza verso la Germania e il suo ruolo egemonico in Europa, la simpatia per Putin («Putin è realista. È contrario a un’Europa che lo danneggi. E questa lo danneggia. Non dimentichiamo che le sanzioni che gli Usa hanno imposto all’Europa di infliggere a Mosca sono ingiuste e nuocciono alla nostra economia»), l’idea che l’Europa sia ancora tutta da costruire («Non esiste un’Europa, ma una Germania circondata da pavidi»). Famosa, in questi giorni, un’altra citazione di Paolo Savona, quella sull’euro come “gabbia tedesca”. Un’opinione che non si potrà tradurre in atti concreti, visto che nel contratto di governo non si parla di uscire dall’euro né si cita un possibile referendum in merito. Le critiche a Savona sono dunque frutto di un pregiudizio: se è vero infatti che la Costituzione affida al Capo dello Stato la nomina dei ministri su proposta del presidente del Consiglio, è anche vero che la stessa garantisce la libertà di opinione. Proprio quella libertà che porta Paolo Savona ad esprimere liberamente le sue idee sull’euro.