Salvini: «Non faremo un governo remissivo: prima gli italiani» (video)

Dopo Luigi Di Maio è toccato a Matteo Salvini incontrare il presidente della Repubblica per le consultazioni. Qualche minuto prima delle 18 il leader del Carroccio è arrivato al Quirinale accompagnato da Gian Marco Centinaio e Giancarlo Giorgetti. Un incontro veloce, durato appena mezz’ora. «Conto che oggi sia l’ultimo passaggio, noi ci siamo, siamo pronti, abbiamo fatto il nome e abbiamo già una squadra chiara. Non vediamo l’ora di partire per far crescere l’economia del Paese. Vogliamo passare dalle parole ai fatti», ha detto al termine dell’incontro. «Abbiamo consegnato a Mattarella il destino nostro e del nostro Paese». E poi ha ribadito: il nostro «non sarà un governo remissivo, metteremo al centro gli italiani. Vogliamo un governo che metta l’interesse nazionale italiano al centro, rispettando tutto e tutti ma mettendo l’Italia al centro, prima gli italiani. Rispettando nel limite del possibile tutte le normative e i vincoli, però facendo crescere il Paese. Niente di campato per aria, radici solide per un governo che non guarda indietro ma avanti».

Salvini: «Puntiamo a far ridurre il debito»

Salvini si è soffermato anche sulle critiche giunte dall’estero: «Nessuno ha niente da temere dalle nostre politiche economiche. Noi leggiamo con interesse e stupore dichiarazioni che arrivano da ministri e commissari che non hanno nulla di cui preoccuparsi: il governo che vogliamo formare vuole far crescere l’Italia e aumentare il lavoro, renderlo più stabile, e riportare le aziende in Italia. Non è possibile che il 20% degli italiani usi psicofarmaci, spesso per mancanza di speranza fiducia, prospettive. Contiamo di lasciare ai nostri figli un Paese migliore, con un maggiore indice di sicurezza». E infine ha concluso: «Entrando in questo palazzo mi andavo a rileggere come il debito pubblico italiano cinque anni fa era inferiore di 300 miliardi di euro rispetto ad oggi. Nessuno ha niente da temere dalle nostre politiche economiche. Puntiamo a far crescere l’economia italiana per ridurre il debito a fronte di politiche fallimentari».