Salvini e di Maio tra indignazione e sgomento: questo non è un paese libero

Attese deluse: a poco dall’incontro in cui il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha ricevuto il Presidente del Consiglio incaricato Giuseppe Conte, Ugo Zampetti, segretario generale del Quirinale, dà l’annuncio ufficiale: il premier «sciogliendo la riserva ha rimesso l’incarico di formare il governo».

Conte ha rimesso il mandato: le reazioni di Salvini e Di Maio

«Vi posso assicurare di aver profuso il massimo sforzo, la massima attenzione per adempiere a questo compito», ha affermato Giuseppe Conte al termine dell’incontro con il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ma evidentemente tutto ciò non è bastato. Immediate le reazioni di Salvini e Di Maio. Se il leader del Carroccio facendo molta fatica a dissimulare indiganzione e delusione, ha dichiarato a caldo come «in queste ore mi sto convincendo del fatto che l’Italia non è un Paese libero», il numero uno del Movimento 5 Stelle ha rilanciato sostenendo che «abbiamo un grande problema in Italia che si chiama democrazia. Questa non è una democrazia libera se stiamo in queste condizioni». Mattarella, da parte sua, ha difeso posizioni e convinzioni ricordando che  «Movimento 5 stelle e Lega hanno raggiunto un’intesa dopo un ampio lavoro programmatico. Ne ho agevolato, in ogni modo, il tentativo di dar vita ad un governo». Ed ora è polemica su tutti i fronti. Di seguito, allora, le dichiarazioni rilasciate a caldo da Matteo Salvini e Luigi Di Maio.

Salvini, «non resta che restituire la parola agli italiani»

Lo ha detto a Terni il leader della Lega evidenziando –  riferendosi al veto posto dal Colle sul nome di Paolo Savona come ministro dell’Economia – come «se un ministro dà fastidio a certi poteri forti che ci hanno massacrato vuol dire che quello è il ministro giusto». Salvini nel corso del suo intervento ha anche confermato il colloquio con il presidente della Repubblica al Quirinale nel pomeriggio di oggi, ribadendo: «Ce l’ho messa tutta in queste tre settimane. La Lega ha rinunciato a tutto, abbiamo rinunciato al presidente della Camera, al presidente del Senato, alla presidenza del Consiglio, alla dignità non rinuncio. Posso rinunciare alle poltrone ma non posso rinunciare alla coerenza. Ce l’abbiamo messa tutta, ma non saremo mai servi e mai schiavi». Per questo, ha concluso il numero uno del Carroccio, «Presto andremo tutti a Roma a portare la voce di milioni di italiani onesti che sono stati derubati del loro voto» e «al prossimo giro – ha poi concluso Salvini – se avrete la voglia, la forza e il coraggio che avete dimostrato in queste settimane, a fare il presidente del consiglio ci vado io in questo paese».

Di Maio: «Eravamo pronti, ci è stato detto di no»

E non sono da meno i commenti rilasciati da Di Maio che, da parte sua, ha parlato di «un livello di scontro istituzionale mai visto… il punto non è un nome, il punto è un modo di intendere l’Italia: sovrana oppure no. Per noi l’Italia è sovrana, perché la sovranità appartiene al popolo» e in diretta Facebook il leader grillino ha poi chiosato, ribadendo: «Abbiamo composto una maggioranza e abbiamo fatto tutta la squadra di governo. Oggi siamo andati lì con tutti i nomi, ministero per ministero. Eravamo pronti… non ci è stato permesso, eppure rappresentiamo circa il 60% del consenso popolare, due forze politiche che hanno vinto le elezioni. Eravamo pronti a governare e ci è stato detto no».