«Riuscirò a comprare ciò che voglio?». Bufera sui test Invalsi ai bimbi

«Pensando al tuo futuro, quanto pensi che siano vere queste frasi? A. Raggiungerò il titolo di studio che voglio; B. Avrò sempre abbastanza soldi per vivere; C. Nella vita riuscirò a fare ciò che desidero; D. Riuscirò a comprare le cose che voglio; E. Troverò un buon lavoro». Non è un sondaggio destinato agli studenti che terminano il liceo e iniziano il percorso universitario proiettandosi nel futuro, né tanto meno è un test psicoattitudinale per una selezione aziendale. È la domanda numero dieci del test Invalsi posta a bambini tra i 6 e i 10. Ancora troppo piccoli per potere avere un concetto chiaro di “buon lavoro” e di quanti soldi occorrono per poter vivere.

Test Invalsi, polemiche sui social

Una domanda che non tiene conto dei sogni e dell’immaginazione che hanno i bambini (“da grande farò l’astronauta o la ballerina o il medico degli animali”) e che misura la felicità con il denaro. Un quesito che molti insegnanti e genitori hanno definito “orrendo” e che ha provocato una sfilza di polemiche sui social contro l’Invasli e il ministero. In molti sottolineano l’inutilità del test che costa agli italiani quasi 22 milioni di euro. Scrive un follower: «Mi spiegate perché nei test destinati a bambini dai 6 ai 10 anni, vengono poste domande così infami? Il futuro? Il futuro manco i 40enni lo conoscono, cosa chiedi a un ragazzino cose del genere? Ma che scuola orrenda…». Su facebook un’utente scrive: «Rifletto sull’opportunità e la modalità educativa scelta per testare l’attitudine di bambini dai 6 ai 10 anni. A cosa li educhiamo? Al valore materiale? A diventare persone fragili ed infelici?». L’Invalsi, sull’argomento non interviene: le prove alla primaria sono in corso e si concluderanno il prossimo 19 maggio.

 

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