Raggi, travolta dal malgoverno, ammette: «Roma soffre, è vero»

Al termine di una settimana nerissima per Roma, Virginia Raggi concede una lunga intervista al Messaggero. La città è reduce da drammi ed episodi scioccanti, che si sommano ai consueti disservizi, e il sindaco non può che ammettere che «Roma soffre». Poi promette, promette, promette: cambiamento, efficienza, trasparenza. Ma siamo ormai alla vigilia dei due anni di mandato, che scadono il 19 giugno, e le promesse appaiono come l’ennesimo segno di debolezza di una amministrazione che sembra navigare a vista.

L’episodio più drammatico è stato quello della morte di Elena Aubry, una ragazza di 26 anni caduta dalla moto per colpa di una radice sporgente. «Umanamente non ci sono parole, davvero, una tragedia incredibile», commenta il sindaco, spiegando che «come amministratore, mi sento responsabile h24 di cambiare Roma». Poi aggiunge che «c’è un grande lavoro, lo dicono i numeri che abbiamo stanziato in bilancio. Sono tutti aumentati rispetto agli anni precedenti». A Roma però si continua a morire di buche; a ritrovarsi su strade in cui, invece che con i lavori di rifacimento, l’amministrazione interviene abbassando all’inverosimile il limite di velocità (il caso più eclatante fu quello di viale della Moschea, con limite portato a 10 km orari); a vedere immagini di voragini che, in attesa della chiusura, sono diventate discariche a cielo aperto. Ma il sindaco rivendica un cambio di passo e dice di sentirsi «speranzosa».

Casi scioccanti: la nuova aggressione targata Casamonica in un bar di periferia e le fiamme che hanno avvolto numerosi autobus di linea. Di nuovo Raggi si trincera dietro verbi declinati al futuro, dietro un «faremo» che ogni giorno che passa appare sempre meno credibile. «Per sconfiggere il clan insieme alla prefettura rafforzeremo la collaborazione con tutte le istituzioni e le forze dell’ordine», assicura Raggi a proposito dell’affaire Casamonica, mentre sulla carenza di «servizi civili» che dovrebbero essere portati dal Comune e di cui il cronista le chiede conto, il sindaco replica dicendo che «noi faremo la nostra parte, ci siamo già messi in moto a Ostia». Proprio in questi giorni, però, una inchiesta di Report ha messo in luce come sul litorale sia ancora in atto una guerra tra clan, il cui potere appare tutt’altro che scalfito.

E ancora, gli autobus in fiamme. Raggi replica tra passato e futuro: «Il problema della flotta troppo vecchia non lo scopriamo ora» e «domani (oggi, ndr) approveremo in giunta un finanziamento da 167 milioni di euro per 600 nuovi bus». Rassicurazioni cui segue un botta e risposta col cronista sui numeri: «Siamo passati a circa 1350 bus circolanti al giorno», sostiene Raggi; «A dire il vero i numeri ufficiali parlano di circa 1100», replica il cronista; «A me non risulta», taglia corto a quel punto il sindaco, la cui posizione sui disservizi ordinari (rifiuti, inefficienze del trasporto pubblico al netto degli autobus incendiati, servizi in generale) si riassume con la risposta «io parlo da sindaco del M5s che lavora per mettere in carreggiata una macchina che mi è stata consegnata senza manubrio, ruote, chiavi». Insomma, a due anni dall’inizio del mandato i guai di Roma sarebbero ancora colpa delle amministrazioni precedenti. Ma se così fosse si aspetterebbe, almeno, che il sindaco chiedesse più tempo per risolverli. Invece, di fronte alla domanda se sia disponibile a ricandidarsi, scappa: «Mi dispiace adesso devo andare: mi attende una riunione importante», è la risposta del sindaco.