«Presidente, siamo con te»: in Fi tutti pronti a cedere il seggio. Del collega

C’è chi lo vorrebbe tra gli scranni di Montecitorio a guidare l’ala green di Forza Italia e chi, invece, ne reclama la presenza in Senato, in quella stessa Camera da cui, il 27 novembre del 2013, il quattro volte premier Silvio Berlusconi fu espulso come un fastidioso calcolo renale. Game over, commentò un divertito Matteo Renzi non ancora folgorato dal Patto del Nazareno. Già, il gioco è finito. Così sembrava allora, con il Cavaliere disarcionato dal micidiale combinato disposto tra la condanna a quattro anni (di cui tre condonati) per frode fiscale e l’effetto retroattivo della legge Severino con tanto di interdizione per cinque anni dai pubblici uffici. In più, l’umiliazione dell’affidamento in prova ai servizi sociali in un centro per anziani nell’hinterland milanese. Chiunque ne sarebbe rimasto schiantato. Non Berlusconi, evidentemente. Che ha stretto i denti e ora, nell’attesa che un’altra buona notizia gli giunga dalla Corte di Strasburgo, può finalmente incassare la riabilitazione del tribunale di Sorveglianza di Milano: se vuole, può tornare in Parlamento. Più facile a dirsi che a farsi, però. Ci vorrebbe un’elezione suppletiva in un collegio a seguito delle dimissioni di un eletto. A dar retta ai boatos provenienti da Forza Italia, tra deputati e senatori ci sarebbe già una lunga fila di disposti a rinunciare al proprio seggio pur di far rientrare il Capo nel Palazzo. Ad abbondare, in verità, sono soprattutto post e tweet, seguiti da consigli e indicazioni. Ma di rinunce vere e proprie, con tanto di nome cognome e collegio d’elezione, ancora non v’è traccia. «Sicuramente ci sarà un parlamentare di Forza Italia disponibile a dargli il collegio per farlo rientrare in Parlamento», incalza non senza ironia Francesco Storace. Come lui la pensa l’azzurro Elio Palmizio, che si dice «certo» che gli eletti «nei collegi uninominali sicuri» saranno «lieti» di dimettersi per fare spazio a Berlusconi. Piccolo particolare: Palmizio non parla per sé. Non essendo in carica è materialmente impossibilitato al martirio. Alla fine, tocca alla bolzanina Micaela Biancofiore estrarre il coniglio dal cilindro: ad ottobre lì ci saranno le elezioni regionali in Trentino-Alto Adige e i probabili candidati alla presidenza sono tutti parlamentari in carica. Chi sarà eletto presidente, lascerà il collegio. Insomma, tutti in Forza Italia sono pronti a morire per Berlusconi, «ma –  direbbe De Andrè – di morte lenta».