“Ollie” North guiderà la National Rifle Association, la lobby delle armi

“L’uomo perfetto” per guidare la lobby delle armi. Così negli Stati Uniti, sia da destra che da sinistra, ma con motivazioni diametralmente opposte, viene commentata la nomina di Oliver North alla presidenza della National Rifle Association (Nra), i pasdaran del Secondo Emendamento, bastione inespugnabile di chiunque abbia tentato o tenti di limitare la diffusione delle armi negli Stati Uniti. Il nome di Oliver North, ex tenente colonnello dei Marines, evoca immediatamente lo scandalo Iran-Contras degli anni ’80, una delle pagine scure della presidenza di Ronald Reagan. Per finanziare in Nicaragua la guerriglia di destra dei Contras contro il governo rivoluzionario sandinista, alcuni alti funzionari civili e militari dell’Amministrazione Reagan organizzarono una vendita segreta di armi all’Iran sul quale vigeva un embargo internazionale. North, per il suo ruolo nella vicenda, venne condannato in base a tre capi d’imputazione, tra i quali la falsa testimonianza davanti al Congresso e la deliberata distruzione di documenti riservati. Non andò in carcere per una serie di cavilli legali e, come rileva il clintoniano e fazioso Washington Post, sembra esserci dell’ironia nella scelta di North a capo di un’organizzazione, l’Nra, che professa quotidianamente la sua devozione per la legge e la Costituzione. Dopo avere evitato il carcere, North tentò senza successo la carriera politica, puntando ad un seggio senatoriale in Virginia. Ma fu successivamente, con le sue apparizioni come commentatore su Fox News e le sue teorie cospirazioniste, che il volto di North divenne nuovamente popolare tra l’elettorato repubblicano di destra. “North è la persona ideale come volto pubblico dell’Nra”, un’organizzazione che ormai si è abbandonata ad una dura retorica populista e anti governativa, in piena sintonia con una parte consistente dell’elettorato che ha portato Donald Trump alla Casa Bianca. “Oliver North è un leggendario guerriero per la libertà americana, un comunicatore di talento e un leader esperto. Nessuno è meglio di lui come nostro presidente”, ha detto di lui Wayne LaPierre, direttore esecutivo dell’Nra. E in effetti è vero, commenta velenosamente il Washington Post, con l’eccezione dell’ex capo stratega di Trump Steve Bannon e del conduttore radiotelevisivo Sean Hannity, entrambi vere icone della base del Partito repubblicano. “North è il sintomo dell’infezione che si è diffusa in tutto il Partito repubblicano”, dove non contano più i fatti e il rispetto della Costituzione, ma l’audience che si riesce a ottenere su Fox News o ai raduni dell’Nra, commenta il Post, per poi aggiungere: “Sfortunatamente, non è detto che il Gop possa guarire”.