Nomine, la corsa dei boiardi di Stato per aggiudicarsi 350 poltrone

domenica 13 maggio 17:52 - DI Paolo Lami

In tutto sono circa 350 poltrone tra Cda e collegi sindacali. Posti chiave nella geografia istituzionale dei boiardi di Stato, caselle che dovranno essere riempite nei prossimi mesi. Lascia in eredità un consistente pacchetto di nomine il governo uscente ai prossimi inquilini di Palazzo Chigi.

Insomma una lunga stagione di rinnovi è alle porte. E avrà il suo zenit nel biennio 2019-2020. Ma, in realtà, parte già in queste settimane il risiko delle nomine con la scadenza più immediate, quelle dei vertici Rai e Cassa Depositi e Prestiti.

Al settimo piano di viale Mazzini la corsa per il cambio della guardia è già partita: con l’approvazione del bilancio, fissata al 30 giugno, a norma di legge, il vertice, guidato dal duo Monica MaggioniMario Orfeo, arriva al capolinea.

La procedura è già avviata. E, con la nuova legge, la scelta del Cda è rimessa al Parlamento. Ma l’indicazione del Dg e del presidente resta, comunque, nel “carnet” dell’azionista, cioè il governo.

 Peraltro il ricambio in Rai darà di fatto il via al rinnovo del board di alcune società “satelliti” di peso. È il caso, per esempio, di RaiWay.
Altro rinnovo di nomine delicato è certamente quello che riguarda Cdp, per il ruolo chiave e per la rilevanza che, nel tempo, è andata acquisendo la Cassa depositi e prestiti in relazione agli interessi pubblici.

Il destino del “board” dovrà essere deciso a giugno, con l’ok ai conti, quando bisognerà trovare gli “eredi” del presidente Claudio Costamagna e dell’Ad Fabio Gallia.

Proprio in queste settimane Cassa depositi e prestiti viene accostata ad Alitalia, per la quale il Cdm ha di recente prorogato, fino a ottobre, i termini per la vendita passando di fatto la palla al nuovo esecutivo. Che si troverà sul tavolo anche questo scottante “dossier” al quale né il governo Renzi né il governo Gentiloni sono riusciti a dare una soluzione. Anzi Alitalia resta uno degli esempi più iconici della fallimentare politica industriale e sociale dei due governi abusivi del Pd.

Di prossima competenza del nuovo governo che si dovrà formare sono poi tutta una serie di scelte per ruoli di primo piano, anche se meno visibili rispetto ai vertici delle più note società pubbliche o partecipate.

E’ il caso, ad esempio, del Dg del ministero del Tesoro, con l’attuale titolare Vincenzo La Via di fatto scaduto e non prorogato come è accaduto di recente – per un anno addirittura – al Ragioniere Generale dello Stato Daniele Franco.

Nel comparto Difesa, poi, il nuovo esecutivo si troverà ad affrontare – ma dopo l’estate – sul la scadenza del Capo di Stato Maggiore, generale Claudio Graziano, e del Segretario Generale Carlo Magrassi. Da rinnovare anche i vertici Gse e Sogei.

Ma al risiko delle nomine si comincerà a giocare seriamente nel biennio 2019-2020, quando una dozzina di società quotate e controllate dal Tesoro dovranno rinnovare i vertici arrivato, a quel punto, a fine mandato.

Un’infornata di Cda di primissimo livello, da Enel a Eni passando per Snam, Terna, Poste, Leonardo, Italgas, Mps, Enav, Fincantieri e altre ancora. Una serie di scelte che, di fatto, ridisegneranno completamente la mappa del potere per i prossimi anni.

Un’altra serie di scadenze, non certo meno importanti, è quella cui si troverà prossimamente di fronte il nuovo Parlamento. Tra queste, c’è sempre la scelta dei componenti della Consulta, quella relativa al Csm e all’Antitrust, dove il presidente Giovanni Petruzzella ha già annunciato che lascerà il suo incarico a ottobre, in anticipo di un mese rispetto alla  scadenza naturale di novembre.

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