«Niente minigonne, la scuola non è una spiaggia»: bufera sul preside

«La scuola non è una spiaggia». La circolare pubblicata dal dirigente del liceo scientifico «Scacchi» di Bari, Giovanni Magistrale, non poteva non dividere la scuola e l’opinione pubblica. Niente abiti succinti a scuola: «non è una spiaggia; certo non è nemmeno una chiesa ma ci va molto vicino se è vero che culto e cultura hanno la stessa radice». Il dirigente ha voluto intraprendere la sua crociata contro quelle che definisce «nudità ascellari ed inguinali, pancini scoperti, gambe pelose maschili in mostra, sandali infradito e canottiere succinte». Una presa di posizione decisamente intransigente, tanto da provocare il solito derby tra favorevoli e contrari. La virtù, come sempre, sta nel mezzo. Irma D’Ambrosio dirigente del liceo artistico, ha dichiarato alla Gazzetta del Mezzogiorno: «Concordo sul fatto che è necessario avere un abbigliamento consono al luogo. Tuttavia, sin dall’inizio, in pieno accordo con docenti e genitori, abbiamo chiesto ai ragazzi di avere un abbigliamento sobrio, regola applicata da sempre». Poi dice: «Certo, con la bella stagione si sceglie un abbigliamento più fresco, ma non ho bisogno di emanare una circolare perché le regole sono acclarate». Santa Ciriello, dirigente del liceo classico «Socrate», dichiara al quotidiano di essere decisamente con il dirigente dello Scacchi: «Sono d’accordo con il preside Magistrale. L’abbigliamento va adeguato ai contesti, ai luoghi ed alle relazioni. Di solito invito i miei studenti a tenere un abbigliamento consono con appelli verbali; uso la circolare quando ci sono deroghe importanti alla regola». Aggiunge: «A me infastidisce che i ragazzi maschi vengano con il bermuda o le ragazze in abiti succinti». Insomma, la misura e l’equilibrio si possono applicare anche a un abbigliamento estivo e leggero.

Ci sono poi coloro che non accettano i divieti per principio, Davide Lavermicocca coordinatore dell’Unione degli studenti pugliesi: «Sono inaccettabili le dichiarazioni contenute in questa circolare, sviliscono uno dei fondamenti stessi dell’istituzione scolastica, ossia la libera espressione dello studente che passa anche attraverso gli abiti che si indossano». Polemizza: «Dare la caccia a chi si veste in una determinata maniera potrebbe aprire la strada a discriminazioni. Il preside dovrebbe ricordare che la sua è una funzione pedagogica nei confronti degli studenti e certamente queste circolari non servono». Cìè chi ne fa una questione di stile. Un docente critica il tono scelto per la circolare «Mi sembra un po’ enfatico il contenuto della circolare. Inutile usare uno stile aulico dal profilo un po’ decadente».

Sabrina Scura docente di storia del cinema all’istituto professionale «Santarella»: «Nella nostra scuola non giungono né con infradito né con minigonne succinte. Al massimo possono farsi notare con ombelico scoperto. Non vedo però tutta questa volgarità». Analizza: «A settembre, quando vengono per i debiti da riparare o a luglio per i corsi di recupero hanno una tenuta da mare. Con 35 gradi di temperatura non mi permetto di dire alcunché». «Il cattivo gusto – afferma – lo vedo anche in certi docenti che hanno un abbigliamento non consono». Le posizioni divergono. Eleonora Matteo dirigente dell’istituto tecnico e tecnologico «Panetti e Pitagora»: «Concordo con il collega dello Scacchi. Ho emanato una circolare analoga tempo fa. Ogni anno, ad aprile o maggio, ricordo più o meno negli stessi termini che l’abbigliamento deve essere consono. Si va al mare in bikini, chi va a scuola deve vestirsi in modo idoneo al luogo della cultura».