«Niente minigonne, la scuola non è una spiaggia»: bufera sul preside

martedì 15 maggio 15:20 - di Redazione

«La scuola non è una spiaggia». La circolare pubblicata dal dirigente del liceo scientifico «Scacchi» di Bari, Giovanni Magistrale, non poteva non dividere la scuola e l’opinione pubblica. Niente abiti succinti a scuola: «non è una spiaggia; certo non è nemmeno una chiesa ma ci va molto vicino se è vero che culto e cultura hanno la stessa radice». Il dirigente ha voluto intraprendere la sua crociata contro quelle che definisce «nudità ascellari ed inguinali, pancini scoperti, gambe pelose maschili in mostra, sandali infradito e canottiere succinte». Una presa di posizione decisamente intransigente, tanto da provocare il solito derby tra favorevoli e contrari. La virtù, come sempre, sta nel mezzo. Irma D’Ambrosio dirigente del liceo artistico, ha dichiarato alla Gazzetta del Mezzogiorno: «Concordo sul fatto che è necessario avere un abbigliamento consono al luogo. Tuttavia, sin dall’inizio, in pieno accordo con docenti e genitori, abbiamo chiesto ai ragazzi di avere un abbigliamento sobrio, regola applicata da sempre». Poi dice: «Certo, con la bella stagione si sceglie un abbigliamento più fresco, ma non ho bisogno di emanare una circolare perché le regole sono acclarate». Santa Ciriello, dirigente del liceo classico «Socrate», dichiara al quotidiano di essere decisamente con il dirigente dello Scacchi: «Sono d’accordo con il preside Magistrale. L’abbigliamento va adeguato ai contesti, ai luoghi ed alle relazioni. Di solito invito i miei studenti a tenere un abbigliamento consono con appelli verbali; uso la circolare quando ci sono deroghe importanti alla regola». Aggiunge: «A me infastidisce che i ragazzi maschi vengano con il bermuda o le ragazze in abiti succinti». Insomma, la misura e l’equilibrio si possono applicare anche a un abbigliamento estivo e leggero.

Ci sono poi coloro che non accettano i divieti per principio, Davide Lavermicocca coordinatore dell’Unione degli studenti pugliesi: «Sono inaccettabili le dichiarazioni contenute in questa circolare, sviliscono uno dei fondamenti stessi dell’istituzione scolastica, ossia la libera espressione dello studente che passa anche attraverso gli abiti che si indossano». Polemizza: «Dare la caccia a chi si veste in una determinata maniera potrebbe aprire la strada a discriminazioni. Il preside dovrebbe ricordare che la sua è una funzione pedagogica nei confronti degli studenti e certamente queste circolari non servono». Cìè chi ne fa una questione di stile. Un docente critica il tono scelto per la circolare «Mi sembra un po’ enfatico il contenuto della circolare. Inutile usare uno stile aulico dal profilo un po’ decadente».

Sabrina Scura docente di storia del cinema all’istituto professionale «Santarella»: «Nella nostra scuola non giungono né con infradito né con minigonne succinte. Al massimo possono farsi notare con ombelico scoperto. Non vedo però tutta questa volgarità». Analizza: «A settembre, quando vengono per i debiti da riparare o a luglio per i corsi di recupero hanno una tenuta da mare. Con 35 gradi di temperatura non mi permetto di dire alcunché». «Il cattivo gusto – afferma – lo vedo anche in certi docenti che hanno un abbigliamento non consono». Le posizioni divergono. Eleonora Matteo dirigente dell’istituto tecnico e tecnologico «Panetti e Pitagora»: «Concordo con il collega dello Scacchi. Ho emanato una circolare analoga tempo fa. Ogni anno, ad aprile o maggio, ricordo più o meno negli stessi termini che l’abbigliamento deve essere consono. Si va al mare in bikini, chi va a scuola deve vestirsi in modo idoneo al luogo della cultura».

Commenti

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  • Exitoab@hotmail.com 16 maggio 2018

    Vestirsi normalmente senza esagerare nel mostrare curve e tutto il resto, per il rispetto della scuola, dei professori e degli stessi compagni di classe. La,decenza sempre vince

  • laura_scattola@yahoo.it 16 maggio 2018

    Giusta la circolare del Preside, a scuola non si va vestiti come se si andasse al mare.

  • Fern.monti@gmail.com 16 maggio 2018

    GIUSTISSIMO !!!!!!!

  • l.ruberti@anpac.it 16 maggio 2018

    Bravo Preside

  • lamberto.lari@hotmail.it 16 maggio 2018

    E’ fondamentale un concetto a scuola si va anche per imparare il rispetto delle regole. Questo da fastidio a molti che adducono le più svariate scuse…..perché si tratta solo di scuse! Bisogna avere il coraggio di approvare una legge che obblighi tutti ad avere una divisa (che non è esclusivamente quella militare come qualche pirlone potrebbe pensare) ma è un abbigliamento consono e stabilito come succede ovunque nel mondo: In sala operatoria si va con i camici (blusa e pantaloni, più quello sterile sopra), in fabbrica si va con blusa pantaloni e scarpe antinfortunistiche, gli addetti ai cantieri pantaloni, scarpe antifortunistiche, casco di sicurezza e giubbotto catarinfrangente arancione o giallo. Queste sono regole che nessuno contesta perché allora montare tutto sto casino per un abbigliamento uguale nelle scuole???una volta si usava il grembiule o ci siamo dimenticati? sino ad un certo reddito dovranno provvedere in maniera autonoma le famiglie, al di sotto di un certo reddito ci sarà il sussidio (come previsto per i testi scolastici). l’abbigliamento dovrà essere scelto dal ministero della P. istruzione e dovrà essere adottato in tutte le scuole primarie e secondarie d’Italia.

  • bombo13@libero.it 16 maggio 2018

    Bravo preside !

  • simef@tiscali.it 16 maggio 2018

    Almeno a scuola un po’ di serietà e sobrietà non guasta,A scuola si va per studiare non non per esibirsi!Del resto dovrebbero essere gli stessi genitori a controllare che l’abbigliamento dei propri figli
    sia consono!

  • mariosmanca35@gmail.com 16 maggio 2018

    Un sacerdote francese della diocesi di Parigi, un’estate molto calda, affisse un cartello sulla porta della sua chiesa: “Du moment qu’ici il n’y a pas de plages ni de piscines non plus, c’est parfaitement inutile d’entrer à l’église habillés comme si l’on allait à la mer” (Dal momento che qui non ci sono né spiagge né piscine, è perfettamente inutile entrare in chiesa vestiti come si andasse al mare).
    Da allora la gente prese a entrare in chiesa vestita decentemente.
    Mario Salvatore Manca