Michele Santoro si candida al Cda Rai. E strizza l’occhio ai Cinquestelle

Michele Santoro si candida al consiglio d’amministrazione della Rai. Lo fa nel corso della presentazione della nuova edizione del suo programma M, al quale si dice disposto a rinunciare in caso di elezione per evitare conflitti di interesse. Soprattutto, però, lo fa mettendo le mani avanti in caso di fallimento: «Magari non mi sceglieranno mai», sottolinea, aggiungendo che in ogni caso la sua è una «provocazione», per spingere le Camere «ad aprire un dibattito per scegliere una persona diversa». Insomma, Santoro si presenta come un umile salvatore della patria (televisiva).

«Visto che la Rai ha potenzialità enormi, ma il contesto editoriale attuale è inadeguato, ho pensato di fare una cosa: questa volta manderò il mio curriculum a Camera e Senato per candidarmi come membro del Cda Rai», ha detto il giornalista, che tornerà in onda su Rai3 dal 10 maggio per quattro puntate dedicate al caso Moro. Il Cda Rai scadrà il 30 giugno, quindi, a conti fatti, Santoro almeno per questa stagione non dovrebbe affrontare alcuna dolorosa rinuncia al video.

Premettendo che «anche se magari non mi sceglieranno mai», il giornalista e conduttore ha poi spiegato di avere già «un programma preciso per la Rai». «La mia idea principale si sviluppa su due punti fondamentali: il primo è che qualsiasi cosa produca il servizio pubblico si deve sapere quanto costa, ma quanto costa davvero per poter fare dei confronti adeguati; la seconda è che il 40 per cento della produzione del servizio pubblico deve andare a produttori indipendenti», una scelta quest’ultima pensata come viatico per sostenere il rinnovamento ostacolato «dalla rete di interessi che governa i mezzi di comunicazione italiani».

Dunque, dopo il logoramento dei rapporti con il Pd, ora Michele Santoro presenta un programma con parole d’ordine dal sapore grillino. Coronato dalla rassicurazione che «mi piacerebbe non avere conflitti d’interesse e quindi per un po’ non vorrei collaborare con la Rai».