Meloni all’attacco: «Mattarella come Napolitano, quanto attivismo sospetto»

«Se fosse un nome per un governo a trazione centrodestra potremmo appoggiarlo, certo». A poche ore dalla attesa notizia del nome del capo del governo che Di Maio e Salvini presenteranno al Colle (l’incontro con Mattarella è fissato alle 16,30), Giorgia Meloni, intervistata da Leggo.it, ribadisce i paletti di Fratelli d’Italia di fronte a un esecutivo Cinquestelle-Lega. La speranza, però, è appesa a un filo. «Spero che Salvini riesca ad attuare il programma di centrodestra con il quale ci siamo presentati alle elezioni. Ma la speranza a volte non basta. Per ora restiamo all’opposizione». La leader di Fratelli d’Italia non si illude perché il problema non è Matteo, «è in gamba e non molla» – dice – ma i numeri in campo. «La Lega e Salvini contano la metà di Di Maio e dei 5Stelle. Basta leggere  il rapporto numerico che ci sarà in Parlamento per questa legislatura: 32 a 18, più o meno», dice la Meloni che riserva al capo dello Stato parole di scarsa stima per come ha gestito la lunga crisi post-voto.

Meloni: Mattarella troppo attivo, sembra Napolitano

«Mattarella doveva dare a noi l’incarico di fare il governo. Invece no. A me, questo improvviso attivismo del presidente della Repubblica sembra sospetto. Non vorrei un altro Giorgio Napolitano… Intendo dire che in Italia sembra vi sia una Repubblica parlamentare quando al potere c’è la sinistra e una Repubblica presidenziale se, al contrario, è il centrodestra ad avere le carte in regola per governare».

Fdi non crede ai 5Stelle: non hanno identità

Sul lungo colloquio con il leader 5Stelle la Meloni torna a spiegare: «Di Maio, privatamente, mi ha chiesto un sostegno. Invece io, con un post pubblico, ho replicato che non saranno un paio di poltrone a cambiare il nostro atteggiamento trasparente verso gli italiani che ci hanno scelto». Fratelli d’Italia, e non da ora, non crede ai 5Stelle: «Non hanno identità. Tanto che per loro era la stessa cosa fare l’accordo con Salvini o con il Pd. Sono una finta forza di rottura, hanno costretto l’Italia a restare ferma due mesi con la politica dei due forni». Per appoggiare il governo con un voto di fiducia il partito della Meloni vuole vedere le carte, i punti nero su bianco del fatidico contratto giallo-verde. «Vorrei vedere scritto che i grillini hanno rinunciato per sempre allo Ius soli. Vorrei che dicessero che la riduzione delle tasse non si fa introducendo una patrimoniale, perché colpisce i guadagni realizzati con merito dalle aziende virtuose. Vorrei che dicessero che i controlli alle frontiere devono tornare ad essere rigorosi e che si espelle il migrante cui non è possibile assicurare lavoro ed esistenza dignitosa».