L’ira di Salvini per il no del Colle a Savona: «Sono davvero arrabbiato»

sabato 26 maggio 9:26 - di Federica Parbuoni

Un post di tre parole e un like. Tanto è bastato per far capire che la formazione del governo, che sembrava ormai in discesa, si è trasformata in una difficilissima guerra di posizione, in cui i veti del Colle stanno mettendo a dura prova la maggioranza giallo-verde. Il post è quello di Matteo Salvini, arrivato nella serata di ieri, dopo una giornata in cui sembrava che il puzzle del governo fosse ormai in via di soluzione. «Sono davvero arrabbiato», ha scritto il leader leghista su Facebook, incassando in poco tempo ben oltre mille like. Uno su tutti, però, ha dato la dimensione de problema, quello di Luigi Di Maio.

Non è servito aggiungere altro per far capire che una giornata che era filata tutto sommato liscia come l’olio, con Giuseppe Conte felicemente impegnato in incontri politici e istituzionali, aveva preso tutt’altra piega. Il Colle, al quale il premier incaricato era salito per un incontro informale, è ostile all’idea che al ministero dell’Economia vada il professore anti-euro Paolo Savona. Tanto ostile da porre un veto, giudicato inaccettabile dalla Lega, che lo sponsorizza massimamente, e dallo stesso M5S. Per Salvini Savona non è negoziabile e «come responsabilità – ha avvertito Salvini – compete alla segreteria di via Bellerio».

Ma se quella del ministero dell’Economia è la grana maggiore, anche sul fronte degli altri dicasteri restano problemi. Dopo il colloquio con Mattarella, Conte si è rintanato per oltre due ore nella sala del governo alla Camera, rimanendo impegnato in conversazioni telefoniche e contatti che, secondo quanto si apprende, potrebbero richiedere ancora tempo per arrivare alla definizione della squadra. Un lavoro che sta proseguendo: a ieri sera la sala risultava prenotata anche per stamattina. Sul piatto ci sono ancora da risolvere i nodi degli Esteri, dove le quotazioni del diplomatico Giampiero Massolo sono date in calo, e le questioni interne ai partiti, e in particolare ai Cinquestelle, dove i veti incrociati creano problemi non meno dei diktat imposti dal Quirinale.

 

Commenti

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  • 26 maggio 2018

    Salvini credeva di essere furbo, invece è stato fagocitato da Grillo & Casaleggio,…….poveretto