La primadonna M5S: una comunista che fa il gesto dell’ombrello (video)

Laura Castelli, marxista, No Tav è la donna del contratto di governo tra M5S e Lega. È l’unica quota rosa fotografata al celebre tavolo del Pirellone di Milano, come riporta il Giornale, durante la negoziazione dei punti del programma giallo-verde. Certo ne è passata di acqua sotto i ponti da quando a 31 anni entrava in Parlamento. Per il suo primo giorno da deputata aveva scelto di indossare al collo l’amato fazzoletto del no all’alta velocità. Pochi mesi dopo l’elezione, Castelli ribadiva il concetto in Aula a Montecitorio: in un video divenuto virale (video ripreso da YouTube), la si vede mentre dopo aver terminato un intervento sulla ratifica dei trattati tra Italia e Francia sull’alta velocità, fa il famoso gesto dell’ombrello agli odiati colleghi sostenitori dell’infrastruttura.

Laura Castelli, identikit

La deputata, nata politicamente nel 2010 come portaborse del gruppo Cinque stelle in Piemonte, è diventata adulta. Ed è tra i papabili titolari per la poltrona dello Sviluppo economico, oggi di Carlo Calenda. Fosse per immagini, la sua storia di attivista sarebbe una galleria di scatti che la ritraggono col megafono in mano a urlare no a tutto: no al terzo valico, all’inceneritore, alle trivelle, al consumo di suolo. Ha combattuto talmente tanto contro l’alta velocità, scrive ancora il Giornale, da essere chiamata anche come testimone nel processo sugli scontri del 2011 in val di Susa. Una laurea triennale in Economia, quella specialistica nemmeno iniziata perché «ho cominciato a occuparmi di politica», la piemontese è stata rieletta il 4 marzo nella lista di Torino. Vicina alla sindaca Chiara Appendino, impegnata in tutti i temi economici del movimento, forte dei cinque anni trascorsi in commissione Bilancio, la deputata in questi giorni si trova a maneggiare i dossier più delicati che attendono il futuro industriale del Paese, a partire dall’Ilva. Sul suo cv televisivo si registrano le polemiche per una brutta figura a Otto e mezzo, dove, ospite di Lilli Gruber, non ha saputo rispondere a una domanda sul referendum sull’uscita dall’euro. Il suo astro è comunque in ascesa all’interno del movimento. Anche se la sua autonomia decisionale è poca, come del resto quella di tutti i colleghi del non partito, dove la linea viene dettata dai vertici. Infatti, scrive ancora il Giornale, proprio per le posizioni oltranziste e marxiste, unite alla poca esperienza, a Castelli sono stati affiancati dei collaboratori che ne monitorano l’operato.