La furia dei centri sociali contro gli alpini: Trento messa a ferro e fuoco

Cartelli contro gli Alpini  all’ingresso della Facoltà di  Sociologia a Trento e sassate nella notte  scagliate contro tre vetrine dell’«Adunata store», il negozio dedicato agli alpini in via Santissima Trinità. Gli alpini e le  loro manifestazioni – si celebra in questi giorni la loro adunata storica – sono da sempre nel cuore degli italiani. Ci volevano gli ultrasinistri dei centri sociali per macchiare questo attaccamento profondo. L’operazione sembra esser stata svolta dal gruppo anarchico Saperi Banditi che ha occupato senza autorizzazione la Facoltà di Sociologia. Si sono contate circa 140 persone all’interno della struttura, che hanno  protestato contro l’Adunata degli Alpini. Senza vergogna, altre manifestazioni si sono svolte nel Capoluogo Trentino, dove i centri sociali hanno vandalizzato vari muri per la città con scritte ingiuriose. Un assaggio: «Tra 11 e il 13 maggio – si legge sulle pagine del blog ‘Romperelerighe‘ – si svolgerà l’annuale Adunata Nazionale degli alpini. Per chi non l’ha mai vissuta sono tre giorni in cui centinaia di migliaia di uomini ubriachi, maneschi e sessisti se ne vanno per le strade della città che subisce la loro calata».

Ecco cos’altro sono stati capaci di scrivere: «Canti, striscioni, punti di raccolta, tricolori ovunque, retorica nazionalista, punti vendita di cianfrusaglie di colore verde, penne nere – scrivono gli autori – insomma tutto il carrozzone che ruota attorno agli alpini ed all’Italia viene pompato ai massimi livelli. In queste settimane vengono appesi striscioni di benvenuto, tricolori, bandiere e schifezze simili dappertutto, si prepara un territorio relativamente piccolo ad ospitare 600.000 uomini». Senso della Patria, attaccamento ai valori profondi di un sentire collettivo. Capiamo che per gli antagonisti dei centri sociali tutto ciò non ha senso. Il loro scopo è disarticolare la società da tutto ciò che unisce un popolo, dai sentimenti profondi di una nazione, che loro identificano con il nemico. Ora anche gli alpini ne stanno faccendo le spese, tanto che l’ondata contro la loro manifestazione non si è placata. Sassi grossi come un pugno sono stati scagliati contro tre vetrine dell’«Adunata store», il negozio dedicato agli alpini in via Santissima Trinità. «Ho sentito una gran botta, ma solo al mattino ha capito cosa era accaduto» spiega Giulio Biasini, dipendente del negozio gestito dalla Sartoria Schiavi di Piacenza, che propone capi d’abbigliamento e gadget ufficiali dell’evento. «Dormo in una stanza attigua al laboratorio dello store – racconta – Nella notte ho sentito caos provenire dalla strada. Ho trovato le vetrine rotte». Nessuna scritta, nessuna rivendicazione. Gli uomini della Digos stanno verificando l’accaduto.

È il primo «attacco» contro un negozio dedicato agli alpini. Lo conferma Marica Montanari della Sartoria Schiavi. «Sono sette anni che giriamo l’Italia con le adunate. Un episodio del genere non era mai capitato. Sono davvero molto amareggiata – evidenzia – Chi ha fatto ciò è disinformato o è rimasto indietro di 100 anni. Abbiamo visto negli ultimi anni che gli alpini sono i primi ad arrivare quando c’è bisogno, ad esempio con i terremoti: aiutano la gente, danno conforto. All’Aquila in occasione dell’adunata del 2015 hanno voluto che il nostro store fosse nel centro della città. Era tutto deserto, non c’era nessuna negozio agibile. Con la Croce Rossa è stato sistemato un container con una tenda davanti: il nostro temporary shop in breve tempo era diventato un punto di riferimento e dopo di noi sono arrivati altri negozi. Nessuno ci ha toccato, anzi con l’occasione la gente aveva iniziato a passeggiare in città, dopo sei anni che il centro era deserto».

Il negozio di Trento è stato aperto a fine marzo e chiuderà a fine mese, come previsto. «La nostra azienda è una sartoria militare – era stato spiegato il giorno dell’inaugurazione – che da 40 anni si occupa di vestire gli alpini e gli uomini della Protezione civile, i volontari della Croce rossa, talvolta anche i carabinieri e la polizia. Da sette anni siamo presenti alle Adunate nazionali degli alpini e, ormai, abbiamo accumulato una certa esperienza». Non immaginavano di finire nel mirino di chi – con evidenti simpatie per l’area anarco insurrezionalista – vorrebbe sabotare la festa e, in nome dell’antimilitarismo, preferisce la distruzione al confronto. «Rispetto le idee di tutti – aggiunge Montanari – Ma quando si arriva a rompere i vetri, ad usare la violenza, si passa dalla parte del torto. Parlo di violenza, perché le persone che hanno agito non si sono limitate a tirare i sassi: si sono accanite con forza colpendo più volte i vetri antisfondamento fino a romperli. Hanno utilizzato sassi grossi come pompelmi, appuntiti. Mi chiedo: se fossimo stati nel negozio, ci avrebbero dato due schiaffoni? Si stanno accanendo contro persone, come gli alpini, che aiutano chi ha bisogno». Già, una vergogna.